Un qualunque martedì di dicembre

Una serata di un qualunque martedi di dicembre. Le feste si avvicinano; ma improvvisamente io ho paura. Ho paura di provare qualcosa di forte e di poter star male per questo. Ma forse sto già male. Penso ad una persona; penso a tutte le persone che sono passate nella mia vita, penso a tutto…..improvvisamente varie sensazioni tornano alla mia mente. Sensazioni di una vita di una persona che non riesce ad adattarsi pienamente al mondo in cui vive. Non so…non posso ordinarle, o catalogarle…non avrebbe senso…..

Sento una musica in cuffia…e vedo un treno che sfreccia…mentre penso ad una persona che ho amato…e sogno disperatamente di rivederla…; vedo buio, le luci del mare, di un’isola d’elba nel freddo inverno, con un lieve vento freddisimo che sfreccia sul mio viso. E penso…sogno.

Mi vedo sulla nave, distrutto dal lavoro che sto facendo; vedo che è l’ultima goccia. Il lavoro non va, l’amore è un disastro. Solo la natura, quella bellissima natura, e quella nave dai mille ricordi. Il ricordo di un vero sogno.

E allora mi torna alla mente il treno che mi portava verso di lei, nell’agitazione di un cuore che sperava che quello potesse il momento più importante della mia vita. E chissà, forse lo è stato. Ma questo comprende anche l’angoscia successiva.

E ripenso ad un altro momento, mentre andavo in treno verso un luogo a fare qualcosa che tutto sommato mi lasciava indifferente…lontano da lei, lontano dalla felicità.

E improvvisamante mi tornano in mente i momenti di felicità. Quel monte, quella limpidezza del cielo, quel silenzio e quella pace; e quelle stelle ferme lì da milioni di anni, che ci guardano con superiorità, quasi con indifferenza, mentre tutto il mondo si affanna a festeggiare. Senza magari pensare. Senza sentire. Senza essere veramente uomini.

E il mare, le isole, il pastore che pascola le pecore, la mia anima che si trova fusa nell’anima del mondo. Lì davvero il mondo è uno solo. Lì si che siamo tutti uguali. Lì si che la natura fa parte di noi e noi facciamo parte della natura.

E le persone…tutte le persone. Una ad una scorrono come in una pellicola che proietta singole immagini in bianco e nero; immagini che durano pochi secondi; in cui però è compresa un’intera esistenza. Un’intera vita: sofferenze, desideri, gioie, passioni, problemi; e voglia di conformarsi, per evitare la solitudine, voglia di evadere, di amare.

E allora…la pellicola scorre…sembra come non finire mai. Le persone appaiono con un ordine che non sembra avere un senso. E forse proprio non ce l’ha.

Una ragazza carina, capace di incuriosire, con la sua voglia di vivere , confusa negli impegni e nella società in cui vive. Un ragazzo intelligente, che non ha mai imparato ad amare, che è quello che vorrebbe veramante, anche senza rendersene conto. Una ragazza stupenda, troppo sensibile, troppo diversa per poter adattarsi ad una condizione di routine. Troppo diversa per poter non far innamorare un diverso. Un’altra ragazza che ..non ho parole..sono troppo coinvolto per poterne parlare..certe sensazioni non si possono neppure esprimere.

E la mia migliore amica, quella dolcissima e semplissima ragazza che solo Dio mi ha fatto conoscere. E quell’altra simpaticissima …e bravissima….

Tutt’un tratto spariscono le diapositive, i ritratti….lo scenario cambia, vedo delle immagini di vita, delle diapositive, con persone…varie sensazioni…

Sono in bici, rido, scherzo, penso che ce la posso fare; e lui uguale; tutti dicevano che non ce l’avremmo mai fatta..ma invece si…quel porto, la meta. E la fame, durante il viaggio.

Vedo due ragazze; mi vedo disperato di dover dire ad una qualcosa che non dovevo e potevo dire…vedo confusione, vedo umiliazione.

E vedo un tram, vedo la mia anima in tormento, penso a lei, penso a lei e a quello che mi ha detto.

E vedo le dolci parole su monitor senza fine di qualcuna che forse è un segno del destino..il mio angelo custode, la mia dea bendata.

E il corpo, il sorriso di una dolcissima ragazza….oggi questo vedo…cos’altro posso vedere.

Andrea

Nasciamo buoni o cattivi?

Ecco un piccolo dialogo con Elena


Elena

[...] Io non sono totalmente d’accordo con te [n.d.r. in riferimento alla questione del nascere potenzialmente buoni] perchè, e ci possono essere diverse ragioni di base, credo nella cattiveria. Per me esistono persone che si fanno del male e ne fanno agli altri e questa è la loro aspirazione!! Inoltre le persone che veramente possono far muovere qualcosa di grosso per arrivare ad una felicità collettiva sono quelle che hanno grossi capitali, e non penso proprio che il fine della felicità sia la loro massima aspirazione.. E poi, se queste persone, per raggiungere la loro felicità devono danneggiare altri individui, come si regolano? La felicità di un individuo può essere la rovina di un’altro. Chi ha “potere” è interessato ai suoi interessi, ai bei vestiti, alla bella vita, ai propri affari. Non penso affatto che siamo tutti uguali. Siamo troppo plasmati dall’ambiente in cui cresciamo…come si fa ad arrivare alla felicità di tutti se ci sono tante differenze fra persone popoli e anche culture? Elena 12/01/2000

Andrea

Grazie Elena anche per la tua partecipazione. Quello che dici merita sicuramente molta attenzione. Posso tentare di dare una mia interpretazione. Purtroppo, come si sa, si tratta solo di un’interpretazione; nessuno ha la verità in tasca. Qualcosa di quello che dirò l’ho scritto anche nella relazione presente nel mio angolo. Tu dici che esistono molte persone che si fanno del male, e lo fanno agli altri. Questo è indiscutibilmente vero. E’ un dato di fatto, e quindi assolutamente indiscutibile. E’ abbastanza pacifico anche il fatto che per molti sia effettivamente questa l’aspirazione; che cioè molti trovino soddisfazione nel fare qualcosa che danneggi gli altri. Questo datto di fatto non risolve però la questione. Queste persone, a mio avviso, non sono nate così. Sono cosi’ perchè la società li ha indotti a essere così (come del resto fai giustamente notare anche te). Nasciamo in un’ambiente che in qualche modo ci plasma; nessuno può evitarne il condizionamento. Io non penso che l’uomo nasca buono, o cattivo. Entrambe mi sembrano versioni molto limitative. Penso invece che l’uomo, pur nascendo “plasmabile”, abbia le potenzialità per essere sia buono che cattivo. E penso, qui è la chiave del discorso, che le sue potenzialità migliori, quelle cioè che lo rendono più felice, siano quelle che lo portano ad essere buono. (Uso i termini buono e cattivo con molta tranquillità. Per buono intendo rispettoso e amorevole verso gli altri, trascurando questioni religiose in questa sede). Tu dici che i “potenti”, quelli che poi in realtà vanno a decidere le cose, non sono certo buoni. Come negare che, nella maggior parte dei casi, sia proprio come dici tu? E’ anche questo un dato di fatto. Ma dobbiamo, come al solito, saper derivare, dalla situazione attuale, cioè da quello che è, quello che potrebbe essere. E fra le soluzioni possibili, vedere quale possa essere la migliore. cioè quella che dovrebbe essere. Mi spiego meglio. E’ vero che i potenti sono come dici te, quasi sempre. Ma i potenti, come dice anche Lorenzo nel suo commento all’intervista ad Amato (vedi ritagli), provengono anch’essi dalla società, e, dunque, ne hanno subito i medesimi condizionamenti. Tanto per intenderci: quando dico che il fine principale della politica deve essere la massima felicità collettiva, non dico che ora è così. Dico che è così che dovrebbe essere, dopo un attento esame critico. Se davvero fosse già così, non ci sarebbe stato bisogno di fondare Indipendea. L’importante è pensare, e questa è la mia idea, che la felicità degli uomini possa essere realizzata proprio nell’armonia con gli altri. Tu dici che non siamo uguali, ma diversi. Verissimo….cosa sarebbe il mondo se fossimo tutti uguali. “Il mondo è bello perchè è vario”. Nessun detto è stato mai più azzeccato. Dove finirebbero il fascino del confronto, l’ammirazione della diversità, la curiosità di scoprire qualcosa di nuovo, anche negli altri? La diversità va apprezzata, non va evitata come una sorta di pericolo. E’ proprio dal confronto con chi è diverso da noi che noi possiamo imparare qualcosa..ed è proprio per questo che il diverso che ci affascina così tanto. L’interesse per l’altro deriva proprio dal riconoscerlo simile a noi, in moltissimi aspetti, ma deriva anche,e soprattutto, dalla diversità…è simile, ma diverso, perchè, se fosse uguale, basterebbe guardarsi nello specchio per vederlo. E’ dunque necessario imparare a rispettare tali divesità. Tu aggiungi però che, visto che siamo diversi, è difficile applicare una regola di felicità valida per tutti. Questo è vero. Come ho già risposto a Simone, lo stato non può dare la felicità; perchè ognuno avrà sempre i propri gusti, e le proprie inclinazioni. Ma ricordiamo che siamo comunque simili e, al di là della superficie o degli interessi e aspirazioni coscienti, tutti aspiriamo a qualcosa di profondo, in quanto esseri umani. L’uomo che aspira ai bei vestiti, la bella vita, ecc… pensi che in realtà sarà davvero felice coi tutto questo? Anche l’individuo si può sbagliare… e questo deriva, come sempre, dal condizionamento dell’ambiente. La nostra società ci fa credere che la felicità consista nell’avere vestiti, macchina, sesso, divertimento, soldi, potere, ecc…. Io penso, in modo convinto, che non sia così. penso che la felicità, seppur diversa da persona a persona, consista generalmente in qualcosa di ben più profondo: nell’armonia con gli altri e con la natura; nella realizzazione vera di sè stessi; nell’amore, nela sincerità e nella pace, verso gli altri e verso sé stessi. Ma posso sbagliarmi, perchè anche io vivo in questa società e ne sono in qualche modo condizionato. Grazie mille Elena per il tuo contributo, breve ma molto stimolante. Andrea