Di Andrea Ciampi, il 03/09/2010%
Si fa un gran parlare di E-Government, di rivoluzione digitale nella pubblica amministrazione, dello snellimento delle procedura grazie alle nuove tecnologie. Eppure da non so quanti anni sento parlare della carta che presto sparirà, della fine delle code agli uffici, della fine delle raccomandate cartacee (e costose). Eppure, mentre sentivo questi discorsi, mi trovavo a fare la coda alle poste in attesa di pagare i 9 euro della raccomandata 1 (si, perchè la ricevuta di ritorno è necessaria, e la raccomandata tradizionale ci impiega una settimana per arrivare), oppure a fare la coda al comune per il certificato X, o all’ufficio tal dei tali per il documento Y.
Ci sono due strumenti che sono legati in modo netto a questa novità, per ora in gran parte….sulla carta (non c’è che dire….il gioco di parole mi è proprio riuscito bene stavolta!): la firma digitale e la PEC (Posta Elettronica Certificata)
Vediamo di spiegare, senza discorsi tecnici e noiosi, ma solo con l’uso di un esempio, in cosa consistano questi due strumenti.
Mettiamo che debba spedire la classica domanda per un concorso (quindi ad una PA), o un contratto di fornitura di un utenza telefonica (quindi ad un privato), o un contratto bancario (sempre ad un privato). Sono tutti casi in cui generalmente devo prendere il contratto, o la domanda, stamparla e compilarla (o compilarla al pc e poi stamparla), firmarla, metterla in una busta, e spedirla con raccomandata A/R (avviso di ricevimento).
Quali sono dunque i punti chiave di questa procedura?
La carta stampata, la firma, e la ricevuta di accettazione dell’ufficio postale (con data e ora) e la ricevuta di ritorno (con firma, data e ora dell’accettante).
Ora, dotandosi dei due strumenti firma digitale e PEC questi passaggi possono ridursi alla seguente procedura:
1) Compilo il documento (anche al PC laddove sia possibile, altrimenti lo stampo, lo compilo e lo scannerizzo)
2) Appongo la firma digitale, semplicemente inserendo il dispositivo di firma (una chiavetta, o un lettore con una smart card), inserendo il pin, e facendo un clic. Verrà fuori un file con estensione p7m, che contiene la firma, che può essere verificata con dei software gratuiti da chiunque. Questa firma sostituisce perfettamente quella autografa, quella con la penna per intenderci.
3) Invio il file con estensione p7m tramite PEC (Posta elettronica certificata) al mio destinatario (che deve avere anch’egli una PEC). Così facendo avrò, se tutto va bene, due messaggi di risposta quasi immediati: un primo messaggio che è la ricevuta di accettazione (che sostituisce la ricevuta dell’ufficio postale), e un secondo messaggio con la ricevuta di consegna che è pari alla ricevuta di ritorno della racomandata). Entrambi con ora e giorno dell’invio, che saranno opponibili ai terzi.
Come vedete tutto gratuito, velocissimo, e con meno stress da parte di tutti.
Ora, si dirà, come faccio ad avere questi due strumenti?
Per quanto riguarda la PEC basta rivolgersi ad uno qualunque dei certificatori autorizzati dal governo. Il costo si aggira intorno ai 5-25 euro l’anno
Anche per la firma digitale c’è un elenco di gestori autorizzati. Il costo è di circa 40-80 euro (lettore compreso) una tantum, a cui andranno aggiunti i rinnovi ogni tre anni al costo di 10-20 euro.
Io ho entrambi i sistemi con ARUBA, ma sono da valutare anche Infocert delle camere di commercio, o Postecom di Poste italiane.
Per quanto riguarda la PEC dal governo (www.postacertificata.gov.it), bisogna stare molto attenti. Io ce l’ho e funziona abbastanza bene, ma ha un’importantissima limitazione: si può usare solo per comunicare con gli uffici della pubblica amministrazione, anzi solo con quelli che sono nell’elenco ufficiale delle PA. Quindi se si vuole avere un sistema di PEC utilizzabili con privati, o anche con quegli uffici pubblici ancora non nell’elenco bisogna necessariamente avere una PEC con altro gestore.
Tutto questo articolo per dire cosa? Che sarebbe l’ora di incentivare l’utilizzo di questi strumenti, magari fornendoli gratuitamente o quasi, e soprattutto non limitati. La PEC gratuita solo per comunicare con alcune PA non è sufficiente per avere un vero cittadino digitale. Non sarebbe affatto male avere la possibilità di evitare code agli sportelli, e di poter evitare soldi inutili alle poste, oltre che viaggi e stress! Speriamo di poter lasciare alla carta quel ruolo che nè una PEC nè una firma digitale potranno mai sostituire: quella igienica!
Di Andrea Ciampi, il 20/08/2008%
Una cartolina, con timbro palermo 08/08/08 (sembra uno scherzo, ma ci sono pur sempre 12 giorni in ogni secolo in cui giorno mese e anno hanno lo stesso numero) mi è arrivata il 18/08/2008. Naturalmente, visto che oramai è obbligatorio, era affrancata con francobollo di posta PRIORITARIA. Penso che considerare veloce o prioritario un tempo di 10 giorni sia assolutamente grottesco, ma è questo lo stato penoso in cui versano le nostre poste. Un (solo) giorno di festa e l’agosto non possono essere un alibi. Costano, e costano care, ma il servizio è scadente e non affidabile. A Poste italiane, dopo un periodo (qualche anno fa) di netto miglioramento, assistiamo da anni ad un peggioramento costante. Vabbè, oramai le poste se ne fregano delle poste: hanno deciso di essere una banca. Rende di più ed è meno faticoso.
Ovviamente fermarsi alle poste sarebbe delittuoso: non funzionano le ferrovie, praticamente allo sbando; non funziona Alitalia, sulla quale è bene stendere un velo pietoso; non funzionano salvo eccezioni tutti i trasporti locali. L’acqua è mal gestita in moltissime zone. Il telefono grazie alla concorrenza, funziona, ma restiamo, soprattutto sulla telefonia mobile, tra i più cari d’europa e del mondo occidentale in genere. E non parliamo di altri servizi che è meglio.
Un paese che si voglia dire civile non può pensare solo a tagliare: ha il dovere di dare dei servizi, anche con i privati, intervenendo direttamente laddove i privati non riescano, e soprattutto permettendo una vera liberalizzazione (e non solo privatizzazione), controllando bene il regolare funzionamento del mercato (ad esempio nella telefonia mobile il cartello è evidente).
Di Andrea Ciampi, il 05/12/2007%
Ogni giorno che passa mi capita di sentire alcuni luoghi comuni: in italia si sta bene perchè ogni fine settimana o periodo di vacanza le strade sono piene di gente che viaggia; i supermercati, ipermercati, maximercati e chi più ne ha più ne metta sono sempre zeppi di gente festante che si compra l’ultimo modello del telefonino, o del televisore lcd, o dell’ipod spaziale. Mi sento anche dire che le nuove generazioni sono di fannulloni, di individuo a cui manca un qualunque senso di indipendenza e responsabilità, che se ne stanno in casa fino a 30 anni e passa perchè sono mammoni ecc ecc.
Ma una volta che si prova ad uscire dal luogo comune e si prova a riflettere sulla situazione, allora vediamo che le cose stanno in modo molto diverso.
Io ho una mia spiegazione di alcuni questi fenomeni, che può ovviamente essere errata, ma che non dipinge un quadro così roseo di un paese che vorrebbe chiamarsi “Bel paese”.
Vediamo innanzitutto il discorso dei consumi, soprattutto tecnologici, e dei viaggi. Tralasciando chi queste cose non se le può permettere mi sembra di vedere che chi se le permette lo fa perchè al giorno d’oggi è sempre più difficile permettersi alcuni beni di prima necessità. Dal momento che un uomo non è un animale e dalla vita vuole delle soddisfazioni, usa come surrogati il telefonino spaziale o il fine settimana al mare. Nel caso della tecnologia ciò è permesso dai prezzi bassi di questo genere di oggetti: telefonini, computer, televisori ecc. sono scesi di prezzo, soprattutto in senso reale, veramente moltissimo. Nel caso dei viaggi la voglia di fuga da città e stress è talmente forte che si sopporta spesso anche di passare ore in coda in macchina per andare a fare un bagno pur di tagliare la corda e dimenticare per 2 giorni il lavoro e la città sempre più inquinata e caotica. E tutto sommato anche i viaggi costano il giusto: nulla per cui si debba indebitare per anni.
E’ diventato invece davvero difficile al giorno d’oggi permettersi ciò che davero conta, in primis la casa. Mi sembra fuorviante fare il conto su quanti telefonini si possiedano o sul costo di due settimane di un ombrellone, quando per comprare una casa in 2 (da soli è praticamente impossibile) ci si debba accollare un mutuo di decenni. I prezzi delle case sono, in rapporto agli stipendi medi, diventati proibitivi. E non parlo solo degli altissimi costi d’acquisto, ma anche dei costi ad essa collegati, come le bollette o le tasse.Ed è qui la differenza e la chiave della differenza e del rapporto tra le generazioni. Chi ha oggi dai 50 anni in su è vissuto in anni in cui, impegnandosi appena un pò, ci si poteva fare la casa con pochi stipendi. E trovare il lavoro, anche sicuro, era un affare sicuramente più semplice.
Oggi chi non ha la famiglia alle spalle ha magari un lavoro precario non ha praticamente alcuna possibilità di farsi una casa, a meno che non compia sacrifici davvero sovrumani, e non abbia contemporeamente la fortuna di trovare un lavoro per cui sia possibile prendere un mutuo.
La chiave del rapporto fra le generazioni è proprio questa: la generazione dei “genitori” ha avuto dei benefici immensi dallo stato sociale e ora redistribuisce questa fortuna ai figli: ecco il motivo dei figli in casa a 35 anni. Il conflitto tra le generazioni non c’è perchè di fatto i giovani si sono rassegnati in questa situazione e la ricchezza, essendo mal distribuita a favore della popolazione più anziana viene distribuita attraverso il sistema familiare.
E sia chiaro: non è solo una componente economica, ma anche psicologica e politica.
Psicologica dal momento che i giovani nella maggior parte dei casi si sentono in uno stato di inutilità. La società non fa sentire l’individuo come importante per il suo funzionamento: quando si vedono maree di giovani che elemosinano un lavoro, questo è un chiaro segno che nessuno ha veramente bisogno di loro.
E la componente politica è data dal fatto che è innegabile come nel nostro paese siano esclusivamente gli anziani che detengono il potere. Senza nulla togliere ad alcuni saggi, un paese non va avanti se comandato SOLO da anziani, oramai abituati al potere e incapaci di inventarsi qualcosa di nuovo.
Quando sulle prime pagine dei giornali si vede sempre parlare di dico, vallettopoli, Cogne, ecc.. Con tutto il rispetto verso questi problemi non da prima pagina è chiaro che non si concentra sui problemi reali. Eppure siamo il paese dove si guadagna meno in europa sopra il solo portogallo, e dove i prezzi, soprattutto in alcune aree sono tra i più alti. Non è certo il posesso di 2-3 telefonini a testa che cambia le cose. Siamo un paese in declino. Vediamo di fare qualcosa, e per avore senza stupide polemiche sterili e schieramenti destra-sinistra artificiosi e coi paraocchi.
Di Andrea Ciampi, il 31/10/2004%
Due descrizioni sull’autunno, di Melania e Andrea
Melania
Una leggera brezza invade con insistenza gli animi delle ancora nude persone che ormai esauste abbandonano l’afosa e lontana estate. Una nuova forza sta invadendo con insistenza l’atmosfera terrestre… l’autunno è ormai arrivato e niente e nessuno potrà fermare il suo sonnifero che con il passare del tempo cadrà sulle calde pellicce di piccoli e grandi animali e, come per incanto rallenterà il loro battito, per farli resistere al suo pungente successore. L’ autunno passa…. e quasi inosservato i nostri occhi lucidi vedono scorrere le giornate su un calendario, non ci rendiamo conto di quanto questa stagione ci potrà regalare se davanti o noi abbiamo uno spettacolo da odiare! . Esso con la sua pazienza ordina al vento di urlare…… e alle nuvole di piangere…. Sbatacchia i piccoli ramoscelli di un albero ancora vestito a festa e lo spoglia della sua unica veste… denudandolo davanti a tutti, il povero albero lascia cadere stremato.. un manto colorato .. e l autunno come un Re passa senza timore davanti agli inchinati sudditi, sparpagliando con furore quel caldo manto al cielo…. lasciando solo, il piccolo albero… Nessuno può adorare tutto questo, ma infondo l’autunno mostra a noi la verità, la linfa di quello stupendo albero, i suoi secchi rami e il suo ruvido tronco sono davanti a noi e mai nessun altra stagione è in grado se non l autunno di aprire gli occhi sulla verità. Un albero secco e vuoto non porta certo poesia…ne ombra ne niente di niente… ma porta lui stesso. Un albero può essere il creatore d’ogni più spettacolare bellezza che nasconde in ogni stagione, per fortuna la realtà si rispecchia nel veritiero e imponente autunno. Tanti alberi regalano ai nostri palati dei caldi sapori ma solo quando al di fuori delle nostre tane il freddo punge più forte capiamo veramente il calore che ha all’interno il nostro cuore…. L‘ autunno è l’origine di un inizio meraviglioso. Gli altri sono soltanto invidiosi… Melania 31.10.2004
Andrea
Non sarebbe possibile scrivere sull’autunno in un’altra stagione. Solamente durante l’autunno è possibile che si possa parlare di essa.. Come faremmo a sentire quell’aria calma di malinconia, quel rilassarsi di tutte le cose, l’animo che pian piano perde l’euforia e la vista il sole estivo per scivolare in una stagione serena ma piena di ricordi….
Non ho mai creato nulla in estate; no mi sono mai fermato a riflettere e a pensare su tutto ciò che avevo fatto e che dovevo fare. In estate ci imponiamo di divertirci, dobbiamo andare in vacanza, non si può non stare all’aria aperta. In estate nascono gli amori più travolgenti, quegli amori che fino al giorno prima non avevi nemmeno immaginato e che ti piombano addosso come una valanga….
L’autunno non è così: finiscono le passioni violente, finisce il divertimento forzato. E’ in autunno che è possibile vedere se quegli amori folli che sembravano tutta la nostra vita sono davvero qualcosa di importante.
Tutto si rilassa, cadono le foglie, cade la pioggia… e dentro i cuori scende una malinconica serenità. E’ finito il tempo della follia, ma è iniziato il periodo della valutazione, e dei sentimenti meno folli ma più forti, più veri forse.
I cuori si rilassano, e anche la mente torna entra nella calma che permette la riflessione: nuovi progetti, nuove idee, il tutto condito da un qualcosa di mistico.
Mi ricordo ancora oggi. Ero su un treno una domenica d’ottobre, diretto ad una città in cui dovevo andare, ma il mio cuore volava altrove. Vedevo fuori dal finestrino, nel vagone quasi vuoto, il buio che calava sulla pioggia insistente. Fuori solo il rumore della pioggia che ticchettava sulla lamiera e sui finestrini….La poca gente alle stazioni con un ombrello e lo sguardo pensieroso; qualche coppia che si salutava con passione e malinconia…. e poi il treno ripartiva tagliando la pioggia come una lama. Sognavo e pensavo. il mio cuore era pieno di amore ma anche di tristezza. Ero vivo, ma di quella vita che non è solo gioia, ma è che molto più forte della troppo semplice gioia.
E un’altra domenica d’ottobre, sempre in treno, in mezzo alla nebbia, nell’atmosfera più calma e malinconica mai vista….. a pensare, senza sosta….
Di che stupirsi del resto? In autunno iniziano nuove attività, nuovi rapporti, e si riprendono quegli antichi. Un rientro alla normalità, anche se condito con un’atmosfera mistica…
D’accordo: ma dove sono sparite quelle passioni forti e quella sensazione di vivere un’altra vita propria dell’estate? Dove è finita quella frenesia di iniziare un nuovo giorno come una persona nuova. O quel pensiero irrazionale ma vivo che ogni minuto possa essere vissuto come protagonisti di un bel un film? Tutto in estate è possibile, non ci sono limiti a quello che può accadere. Possiamo vedere posti nuovi, conoscere persone fantastiche, far volare i nostri sensi e il nostro cuore…. tutta un’illusione probabilmente: ma l’uomo di che vive, se non di illusioni?
Dopo tutto ciò la malinconica e mistica autunno invece ci riporta alla realtà: e allora cerchiamo di immaginare posti lontani, sogni sempre più lontani….
Però quello che nasce in autunno è veramente vero: vale la pena davvero di essere vissuto. E poi, chi può non ricordare la sensazione incantevole che si prova a stare con la persona che ami in una notte di pioggia, con una musica rilassante di sottofondo e con le luci soffuse, a coccolarsi, a fare l’amore…
Oppure le giornate belle e limpide che annunciano i primi freddi di novembre, col sole che illumina occhi abituati al grigio, e ridonano speranza in milioni di persone…..
O ancora il vento umido in una sera autunnale, che muove i capelli e fa venire voglia di ripararsi, a mangiare con gli amici , in compagnia di un piatti succulenti e di un buon vino..
E le giornate che si fanno sempre più corte, che illuminano di luci, vita e colori le città che ancora brulicano di lavoro…
E poi ancora…..
io sono nato in autunno… come potrei non amarla?
E infine…. se sto scivendo questo è proprio perchè in autunno ho potuto conoscere davvero una persona deliziosa… grazie di esserci. Davvero.
Di Andrea Ciampi, il 01/12/2002%
L’anno nuovo è cominciato con la nascita di una nuova moneta unica: l’euro. Tutti abbiamo applaudito a questa positiva novità, incredibile fino a pochi anni fa. Con l’unione della moneta la società europea può compiere un passo notevole nella via dell’integrazione democratica fra i popoli. Ma che dire di ciò che ha diviso per secoli di storia dell’uomo i popoli, cioè della lingua? L’unione europea (senza pensare per ora al mondo) possiede una grande varietà di lingue: dalle lingue neolatine (italiano, francese, spagnolo) alle lingue anglosassoni (inglese, tedesco, olandese, ecc), alle lingue del ceppo ugro-finnico, ecc. Non parliamo del mondo. Una soluzione universamente adottata è quella di fare dell’inglese la lingua internazionale. Chi nasce nei paesi di lingua inglese nasce con la camicia, perchè avrà un notevole vantaggio nei confronti degli altri cittadini del mondo, soprattutto in un clima di grande concorrenza internazionale. Chi nasce in paesi dove si parlano altre lingue invece dovrà spendere anni, un bel gruzzolo e una fatica enorme per arrivare ad un livello decente nella comprensione dell’inglese. E tutti dicono: l’inglese è fondamentale, non si può non saperlo al giorno d’oggi. Bene, vi pare giusto tutto questo? Per me assolutamente NO. Non c’è nulla di più antidemocratico, lesivo dei diritti umani, e discriminatorio come il fatto di voler imporre l’inglese come lingua internazionale. Cento anni fa un medico polacco, Zamenhof, creò una lingua che fosse facile da imparare e prendesse spunto da tutte le lingue più conosciute: l’Esperanto. Ad oggi l’Esperanto è famoso nella cerchia degli appassionati, ma non ha ancora raggiunto la popolarità che meriterebbe. Vi siete mai chiesti come mai è stato scelto l’Euro come moneta unica anzichè il Marco, o il Franco, o la Lira? Semplice: per non avvantaggiare nessun paese. Paradossalmente invece, nella questione della lingua si dà implicitamente il predominio ad un lingua della comunità. Se questa è democrazia…..
Dobbiamo crederci
So che molti diranno che l’Esperanto non ha alcuna speranza di imporsi. Moltissimi diranno: “Ormai si sta facendo avanti l’inglese: una ligua facile, cosa volere di più?”.
Eppure, in una società che si vorrebbe definire giusta, ha senso utilizzare come lingua internazionale una lingua parlata solo in pochi paesi del mondo?
Mi stupisco che il movimento no-global non insista particolarmente su questa battaglia, perchè la lingua è uno dei mezzi principale di potere di oggi.
Nella società che viene definita “dell’informazione”, in cui la maggior parte della gran mole di informazione che circola è di tipo verbale, chi non conosce la lingua “internazionale” richia di essere, se non tagliato fuori, completamente svantaggiato di fronte agli altri cittadini del mondo.
Qualcuno dirà: appunto. Si tratta di far imparare a tutti i bambini l’inglese fin da piccoli e si risolve il problema. Ma perchè l’inglese dico io? E’ una lingua difficile (non come grammatica, ma come pronuncia di sicuro) ed è una lingua che molti conoscono fin dalla nascita (con conseguenti disequilibri enormi).
L’esperanto è una validissima alternativa GIUSTA. E’ più semplice, molto più semplice; e tutti la devono imparare (con pochissimo sforzo).
Sarebbe così assurdo, per esempio in Europa, introdurre l’Esperanto come lingua ufficiale INTERNAZIONALE (mantenendo cioè le lingue di tutti i paesi)? Secondo me è l’unica cosa giusta che può essere fatta, basta crederci.
CREDIAMOCI.
L’81° Congresso Universale di Esperanto, riunito a Praga dal 20 al 27 luglio 1996, con la partecipazione di 2965 persone, provenienti da 65 stati, ha approvato il seguente documento.
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Manifesto di Praga del movimento per la lingua internazionale Esperanto
Noi, membri del movimento mondiale per la promozione della lingua internazionale esperanto, indirizziamo questo manifesto a tutti i governi, a tutte le organizzazioni internazionali e a tutte le persone di buona volontà, dichiariamo la nostra ferma intenzione di continuare a lavorare per il perseguimento degli obiettivi qui di seguito espressi e invitiamo ciascuna organizzazione e ciascun singolo individuo a unirsi ai nostri sforzi in tal senso.
Lanciato nel 1887 come progetto di lingua ausiliaria per la comunicazione internazionale, e sviluppatosi rapidamente in una lingua viva e ricca di espressività, l’esperanto funziona già da oltre un secolo per unire gli uomini al di là delle barriere linguistiche e culturali, mentre gli obiettivi di coloro che lo usano non hanno perduto nulla della loro importanza e della loro attualità.
Né l’utilizzazione a livello mondiale di alcune lingue nazionali, né i progressi nella tecnica delle comunicazioni, né il ritrovamento di nuovi metodi d’insegnamento delle lingue potranno realizzare i seguenti princìpi, che noi consideriamo essenziali per un giusto ed efficiente ordine linguistico.
- Democrazia. Un sistema di comunicazione che privilegia nettamente alcuni uomini, ma richiede ad altri di investire anni di sforzi per raggiungere un livello inferiore di capacità, è fondamentalmente antidemocratico. Sebbene, come ogni altra lingua, l’esperanto non sia perfetto, esso supera di gran lunga ogni rivale nel campo della comunicazione a livello mondiale. Noi affermiamo che dalla diseguaglianza linguistica consegue diseguaglianza nella comunicazione a tutti livelli, compreso il livello internazionale. Noi siamo un movimento per la comunicazione democratica.
- Educazione transnazionale. Ogni lingua etnica è legata a una determinata cultura e a una determinata nazione (o gruppo di nazioni). Per esempio l’alunno che studia l’inglese scopre la cultura, la geografia e la politica dei Paesi di lingua inglese, specialmente gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna. L’alunno che studia l’esperanto scopre un mondo senza frontiere, dove nessun Paese gli è straniero. Noi affermiamo che l’educazione realizzata per mezzo di una lingua etnica, quale essa sia, è legata a una definita visione del mondo. Noi siamo un movimento per l’educazione transnazionale.
- Efficacia pedagogica. Solo una piccola percentuale di coloro che studiano una lingua straniera giungono a possederla veramente. Invece è possibile giungere a una piena padronanza dell’esperanto anche studiandolo da autodidatti. Diverse ricerche hanno dimostrato che l’esperanto è utile come preparazione all’apprendimento di altre lingue. Esso è stato inoltre raccomandato, nell’insegnamento, come elemento essenziale che consente agli alunni di prendere coscienza di cosa sia una lingua. Noi affermiamo che la difficoltà di apprendimento delle lingue etniche rappresenterà sempre un ostacolo per molti alunni, che peraltro si gioverebbero della conoscenza di una seconda lingua. Noi siamo un movimento per un più efficace insegnamento delle lingue.
- Plurilinguismo. La comunità esperantista è una delle poche comunità linguistiche su scala mondiale i cui parlanti, senza eccezioni, siano in possesso di due o più lingue. Ogni membro della comunità ha accettato di fare lo sforzo di apprendere almeno una lingua straniera, fino a un sufficiente livello di comunicazione orale. In molti casi ciò ha portato a conoscere e ad amare varie lingue e in generale ad avere un più ampio orizzonte personale.
Noi affermiamo che gli appartenenti a tutte le comunità linguistiche, sia grandi che piccole, dovrebbero disporre di una possibilità reale di impadronirsi di una seconda lingua, fino a un elevato livello comunicativo. Noi siamo un movimento mirante a ottenere che tale possibilità venga fornita.
- Diritti linguistici. La disparità di potere fra le lingue è alla base di una continua insicurezza linguistica o di una diretta oppressione linguistica per grande parte della popolazione mondiale. Nella comunità esperantista gli appartenenti a lingue maggiori e minori, ufficiali e non ufficiali, s’incontrano su un terreno neutrale, grazie alla volontà reciproca di realizzare un compromesso. Tale equilibrio tra diritti linguistici e responsabilità crea un precedente utile a sviluppare e valutare altre soluzioni per la diseguaglianza linguistica e per i conflitti generati dalle lingue.
Noi affermiamo che le grandi differenze di potere tra le lingue minano le garanzie, espresse in tanti documenti internazionali, di parità di trattamento senza discriminazioni su base linguistica. Noi siamo un movimento per i diritti linguistici.
- Diversità delle lingue. I governi nazionali tendono a considerare la grande diversità delle lingue nel mondo come un ostacolo alla comunicazione e al progresso. Nella comunità esperantista, invece, tale diversità linguistica è vissuta come una fonte costante e irrinunciabile di ricchezza. Di conseguenza ogni lingua, così come ogni specie vivente, costituisce un valore in sé e pertanto è degna di protezione e sostegno. Noi affermiamo che le politiche di comunicazione e di sviluppo, se non sono basate sul rispetto e sul sostegno di tutte le lingue, condannano all’estinzione la maggior parte delle lingue del mondo. Noi siamo un movimento per la diversità linguistica.
- Emancipazione umana. Ogni lingua dà a coloro che la usano la libertà di comunicare fra di loro, ma nel contempo costituisce una barriera alla comunicazione con coloro che usano altre lingue. Progettato come strumento di comunicazione universalmente accessibile, l’esperanto è uno dei grandi progetti per l’emancipazione umana che funzionano, è un progetto per consentire a ciascun essere umano di partecipare come individuo alla comunità umana, mantenendo salde radici nella propria identità locale culturale e linguistica, ma senza restare limitato ad essa. Noi affermiamo che l’uso esclusivo delle lingue nazionali pone inevitabilmente degli ostacoli alle libertà di espressione, di comunicazione e di associazione. Noi siamo un movimento per l’emancipazione umana.
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(Traduzione, dall’originale esperanto, di Umberto Broccatelli)
Ora lo stesso documento in esperanto
Manifesto de Prago de la movado por la internacia lingvo Esperanto
Ni, anoj de la tutmonda movado por la progresigo de Esperanto, direktas ĉi tiun manifeston al ĉiuj registaroj, internaciaj organizaĵoj, kaj homoj de bona volo, deklaras nian intencon firmvole plu labori por la celoj ĉi tie esprimitaj,
kaj invitas ĉiun unuopan organizaĵon kaj homon aliĝi al nia strebado.
Lanĉita en 1887 kiel projekto de helplingvo por internacia komunikado, kaj rapide evoluinta en vivoplenan, nuancoriĉan lingvon, Esperanto jam de pli ol jarcento funkcias por kunligi homojn trans lingvaj kaj kulturaj baroj.
Intertempe la celoj de ĝiaj parolantoj ne perdis gravecon kaj aktualecon.
Nek la tutmonda uzado de kelkaj naciaj lingvoj, nek progresoj en la komunikad-tekniko, nek la malkovro de novaj metodoj de lingvo-instruado verŝajne realigos jenajn principojn, kiujn ni konsideras esencaj por justa kaj efika lingva ordo.
1. DEMOKRATIO.
Komunika sistemo kiu tutvive privilegias iujn homojn sed postulas de aliaj ke ili investu jarojn da penoj por atingi malpli altan gradon de kapablo, estas fundamente maldemokratia. Kvankam, kiel ĉiu lingvo, Esperanto ne estas
perfekta, ĝi ege superas ĉiun rivalon en la sfero de egaleca tutmonda komunikado.
Ni asertas ke lingva malegaleco sekvigas komunikan malegalecon je ĉiuj niveloj, inkluzive de la internacia nivelo. Ni estas movado por demokratia komunikado.
2. TRANSNACIA EDUKADO.
Ĉiu etna lingvo estas ligita al difinita kulturo kaj naci(ar)o. Ekzemple, la lernejano kiu studas la anglan lernas pri la kulturo, geografio kaj politiko de la anglalingvaj landoj, precipe Usono kaj Britio. La lernejano kiu studas Esperanton lernas pri mondo sen limoj, en kiu ĉiu lando prezentiĝas kiel hejmo.
Ni asertas ke la edukado per iu ajn etna lingvo estas ligita al difinita perspektivo pri la mondo. Ni estas movado por transnacia edukado.
3. PEDAGOGIA EFIKECO.
Nur malgranda procentaĵo el tiuj kiuj studas fremdan lingvon, ekmastras ĝin. Plena posedo de Esperanto eblas eĉ per memstudado. Diversaj studoj raportis propedeutikajn efikojn al la lernado de aliaj lingvoj. Oni ankaŭ rekomendas
Esperanton kiel kernan eron en kursoj por la lingva konsciigo de lernantoj.
Ni asertas ke la malfacileco de la etnaj lingvoj ĉiam prezentos obstaklon por multaj lernantoj, kiuj tamen profitus el la scio de dua lingvo. Ni estasmovado por efika lingvoinstruado.
4. PLURLINGVECO.
La Esperanto-komunumo estas unu el malmultaj mondskalaj lingvokomunumoj kies parolantoj estas senescepte du- aŭ plurlingvaj. ĉiu komunumano akceptis la taskon lerni almenaŭ unu fremdan lingvon ĝis parola grado. Multokaze tio
kondukas al la scio de kaj amo al pluraj lingvoj kaj ĝenerale al pli vasta persona horizonto.
Ni asertas ke la anoj de ĉiuj lingvoj, grandaj kaj malgrandaj, devus disponi pri reala ŝanco por alproprigi duan lingvon ĝis alta komunika nivelo. Niestas movado por la provizo de tiu ŝanco.
5. LINGVAJ RAJTOJ.
La malegala disdivido de potenco inter la lingvoj estas recepto por konstanta lingva malsekureco, aŭ rekta lingva subpremado, ĉe granda parto de la monda loĝantaro. En la Esperanto-komunumo, la anoj de lingvoj grandaj kaj malgrandaj, oficialaj kaj neoficialaj, kunvenas sur neutrala tereno, dank’ al la reciproka volo kompromisi. Tia ekvilibro inter lingvaj rajtoj kaj respondecoj liveras precedencon por evoluigi kaj pritaksi aliajn solvojn al la lingva malegaleco
kaj lingvaj konfliktoj.
Ni asertas ke la vastaj potencodiferencoj inter la lingvoj subfosas la garantiojn, esprimitajn en tiom da internaciaj dokumentoj, de egaleca traktado sendistinge pri la lingvo. Ni estas movado por lingvaj rajtoj.
6. LINGVA DIVERSECO.
La naciaj registaroj emas konsideri la grandan diversecon de lingvoj en la mondo kiel baron al komunikado kaj evoluigo. Por la Esperanto-komunumo, tamen, la lingva diverseco estas konstanta kaj nemalhavebla fonto de riĉeco. Sekve, ĉiu lingvo, kiel ĉiu vivaĵospecio, estas valora jam pro si mem kaj inda je protektado kaj subtenado.
Ni asertas ke la politiko de komunikado kaj evoluigo, se ĝi ne estas bazita sur respekto al kaj subteno de ĉiuj lingvoj, kondamnas al formorto la plimulton de la lingvoj de la mondo. Ni estas movado por lingva diverseco.
7. HOMA EMANCIPIĜO.
Ĉiu lingvo liberigas kaj malliberigas siajn anojn, donante al ili la povon komuniki inter si, barante la komunikadon kun aliaj. Planita kiel universala komunikilo, Esperanto estas unu el la grandaj funkciantaj projektoj de la homa emancipiĝo aŭ projekto por ebligi al ĉiu homo partopreni kiel individuo en la homara komunumo, kun firmaj radikoj ĉe sia loka kultura kaj lingva identeco, sed ne limigite de ili.
Ni asertas ke la ekskluziva uzado de naciaj lingvoj neeviteble starigas barojn al la liberecoj de sinesprimado, komunikado kaj asociiĝo. Ni estas movado por la homa emancipiĝo
Di Andrea Ciampi, il 03/07/2002%
La chat: chi è mai costei? E perchè vale la pena di essere considerata? La risposta è semplice: è un mezzo nuovo che mette in evidenza molti aspetti dell’animo umano; in aggiunta, è uno strumento molto utile e, allo stesso tempo, molto pericoloso. Cominciamo con un esempio. Il caso classico può essere un buon punto di partenza. Tizio entra in una qualunque chat generalista: è la prima volta che usa la chat. Gliene hanno parlato a lungo ma lui è sempre stato diffidente di queste nuove tecnologie. Come fa la gente a conoscersi in questo modo. Che senso ha “parlare” con qualcuno di cui non si conosce l’identità? Magari penso di parlare con una donna che è invece un uomo, o chissà cos’altro. Eppure aveva sentito anche di coppie che si sono formate, di innamoramenti, di delusioni. Ma non ci crede. Con questi dubbi Tizio si avvicina alla chat. Un amico gli aveva spiegato come entrare, e lui, con qualche difficoltà riesce finalmente ad accedere ad un canale. E’ naturalmente molto divertito di tutto questo: molte persone che si scrivono messaggi, che fanno strane faccine, che si dicono cose molto personali, ecc. Divertito comincia a chattare in canale e poi in privato con una ragazza, Caia, che lo incuriosisce. Senza rendersene conto, il tempo passa come una freccia…. In un’ora che sembravano 10 minuti ha già parlato della sua vita, dei suoi problemi e delle sue aspirazioni. Trova questa ragazza fantastica, comprensiva, intelligente: e c’è uno stranissimo feeling, mai riscontrato prima d’ora. Spento il computer Tizio comincia a sognare: non ha ancora visto la ragazza, ma la immagina stupenda, quasi una Dea……e le sensazioni che prova sono molto forti. Senza rendersene conto nei giorni seguenti si scambiano una foto, si scrivono delle email piene di significato, si telefonano, si scrivono “ti amo”. E decidono di incontrarsi. Mi fermo qui, perché il seguito può essere fantastico, come orrendo e preferisco non andare avanti.
Il caso di Tizio è classico perché esprime uno dei casi più tipici della comunicazione mediata da computer, nel caso in cui non ci sia fra i partecipanti una conoscenza preliminare. Non è detto che si vada a finire all’amore: un discorso simile può avvenire anche in caso di amicizia (per esempio tra studenti di uno stesso corso completamente online o colleghi di lavoro che non si conoscono dal vivo).
Quello che si nota comunque in caso di non conoscenza fra i partecipanti è questo:
1. Abbattimento delle barriere. E’ tutto più facile, perché non c’è la barriera del vedersi e nel caso di chat testuali, del sentirsi e si combatte la timidezza. Soprattutto non c’è la presenza fisica e la conoscenza delle persone dall’altra parte. E’ troppo più facile raccontare le cose agli sconosciuti e soprattutto a chi non fa parte del tuo ambiente. Non c’è da difendere una identità già definita dall’ambiente sociale e soprattutto non ci sono ripercussioni finché si in un certo grado di anonimia. A questo si aggiunge la diffusa sensazione di essere in un gioco, in una sorta di videogame in cui gli altri individui sono solo personaggi che appaiano con la partenza del videogioco e scompaiono al momento in cui spengo tutto. Raramente, o comunque in modo più attenuato, c’è una vera sensazione di presenza fisica degli altri partecipanti alla chat. Detto questo bisogna notare un fatto: l’abbattimento delle barriere crea una maggiore disinibizione. Ma questo può voler dire una maggior sincerità come una maggior falsità. Nella mia esperienza personale ho notato che la stragrande maggioranza delle interazioni meno sporadiche si basano sulla sincerità, ma in quelle più sporadiche c’è una maggiore tendenza alla falsità e alla simulazione.
2. Immaginazione. La chiave di una comunicazione mediata dal computer che non sia anticipata da una conoscenza dal vivo è l’immaginazione. S’intenda, questa non è una pecularietà solo delle chat, ma nelle chat (e nelle altri modi di comunicazioni con il computer) l’immaginazione viene nettamente accentuata e costituisce il lato più affascinante e pericoloso delle chat. E’ chiaro che “vedendo” una persona che non si conosce molto, si tende a completare il profilo di quella persona in base alle nostre aspettative, desideri, sogni o aspirazioni. Nel caso di Tizio, nell’ambiente magico della chat, l’immaginazione prende il sopravvento, e tutto quello che non sa di Caia lo completa nel migliore dei modi. La lontananza fisica prolungata non fa che accrescere sempre di più questo enorme castello creato dall’immaginazione. Naturalmente nel caso di incontro il tutto si sconterà con la realtà, e da quest’incontro pericolosissimo può confermarsi tutto oppure no. Pericoloso perché il castello può anche crollare, ferendo gravemente chi vi ha abitato. Nella chat si va più in profondità. Questo aiuta, anche nei rapporti più informali a conoscere la persona che sta dall’altra parte più nei suoi lati profondi, caratteriali, di sensibilità, intellettivi, ecc., ma non permette di vedere altre caratteristiche come gli aspetti fisici, gli atteggiamenti, le espressioni e la vita in un certo ambiente. In un certo senso si vede prima quello che in una conoscenza “normale” si impiega tanto tempo a conoscere e non si vede quasi per niente quello che salta agli occhi dal vivo dopo pochi minuti. Ma la conoscenza profonda è più magica e più creatrice di sogni di una superficiale e quindi l’aspetto dell’immaginazione nelle chat è più pericoloso.
Come sono le chat oggi? Sicuramente uno dei problemi maggiori è lo squilibrio fra i sessi. Diversa è infatti l’esperienza di una donna (col nick femminile) o di un uomo (col nick maschile). La donna infatti non farà tempo ad entrare che si troverà di fronte a 50 uomini che vogliono parlare con lei. Non potrà gestire bene le conversazioni finchè non si nasconde e correrà il rischio di essere poco educata. L’uomo d’altra parte dovrà provare a parlare con 30 donne prima di avere una risposta….esagero, ma in gran parte è così. Questo squilibrio crea un disagio, qualunque sia lo scopo con cui si entra in chat e rende spesso le conversazioni vuote e fastidiose.
Di Andrea Ciampi, il 30/10/2001%
E’ mai possibile che oramai sia diventato un incubo muoversi? Ogni tipo di spostamento sta sempre di più diventando un tormento. E’ incredibile come nell’era in cui viene incoraggiata la mobilità spostarsi sia diventato così difficile.
Purtroppo però non si può che notare come, dopo un lungo periodo di miglioramento dei trasporti, con più strade, più automobili, più aerei, ecc, negli ultimi anni il degrado degli spostamenti stia aumentando a ritmo vertiginoso.
Nelle percorrenze brevi il peggioramento è stato notevolissimo: Parliamo delle città. Le infrastrutture sono sostanzialmente sempre le stesse (penso per esempio a Firenze, la mia città). Purtroppo però le auto sono aumentate a dismisura, e da vantaggio questa è diventata la nostra disgrazia. Viviamo in mezzo alle code, forse vittime anche del fatto che la gente si muove sempre alle stesse ore (altro problema), e del fatto che le amministrazioni non sono minimamente in grado di gestire il trasporto pubblico. Gli autobus, lungi dal migliorare, peggiorano. Insomma….muoversi in città è oramai un tormento.
Pensiamo alle distanze brevi e medie, all’interno della regione. Qui la situazione è simile. Le ferrovie stanno subendo un degrado senza precedenti. Ho sempre pensato che, al di là di tantissimi discorsi, quello che veramente conta per poter offrire un buon servizio, almeno come condizione necessaria, è una buona rete ferroviaria. Bene..diamo un’occhiata a quante ferrovie sono state costruire negli ultimi 50 anni sopratutto rispetto alle strade: quasi zero. Un errore madornale è quello di concentrarsi troppo sulle lunghe distanza svantaggiando terribilmente le medie. Altro errore è quello di voler velocizzare a tutti i costi prima ancora di avere linee di media velocità. Qui in Toscana sono indecorosi i collegamenti Firenze-Bologna, Firenze-Siena, e collegamento con l’adriatico. Solo con la costruzione di ferrovie (non necessariamente ad alta velocità) si potrebbe fare qualcosa. E’ assurdo che i collegamenti via strada con autobus siano più veloci di un collegamento diretto con ferrovia. E’ assurdo che per andare da Firenze ad Ancona in treno io debba passare da Bologna….ma siamo in un paese civile o no?
E le lunghe percorrenze……anche qui dolori. Il servizio dei treni funziona in alcuni paesi, ma non qui in italia, dove ritardi, costi elevati (dei treni eurostar), scioperi continui, affollamento, problemi di reperimenti dei biglietti ecc, rendono il viaggio in treno spesso un disastro. Il servizio aereo poi..che negli ultimi anni aveva visto un’incredibile crescita, sta crollando sotto i colpi sferrati dall’attentato terroristico…..ci mancava anche questo.
Cos’altro dire? Che probabilmente dovremmo ripensare un pò il modello di vita che ci è stato quasi imposto in questi anni….come se la mobilità anche sul lavoro, fosse una buona cosa. Penso invece che tutto questo sia solo un grave errore.
Di Andrea Ciampi, il 13/10/2001%
Ecco dei dialoghi fra Simone, Igor e me, relativo al settembre-ottobre 2001
Simone, 19 dicembre 1999
Caro Andrea, ho visitato il vostro sito e l’ho trovato molto interessante e stimolante. L’idea tua e dei tuoi amici di creare uno spazio dove chiunque possa esprimere le proprie idee ed opinioni, libero da qualsiasi condizionamento per l’appartenenza o meno a questo o quello schieramento, è lodevole e deve essere incentivata. Alcune perplessità mi nascono dalla lettura del Programma, da te curato, di Indipendea. Vorrei quindi approfittare della libertà che mi offrite per esprimere le mie opinioni in proposito. Per prima cosa dalla descrizione del fine del movimento, cioè “Il bene di tutti, ovvero la massima felicità collettiva”, traspare una certa ingenuità che mal si addice ad un movimento che ha serie intenzioni di cambiare le cose. Il fine del movimento dovrebbe essere la realizzazione di uno stato di benessere nel quale ogni cittadino, e quindi la collettività, si trovi nelle condizioni di poter realizzare i propri obiettivi e quindi essere felice. Non può essere compito dello stato e della politica quello di dare felicità; quest’ultima deriva dalla realizzazione dei desideri e degli ideali di ciascuno. Lo stato di benessere che auspico deve derivare, come dici giustamente, da una maggiore libertà ed indipendenza del cittadino che dovrebbe guardare alle istituzioni come ad un gruppo di persone responsabili, capaci di tutelarlo e di garantirgli i fondamentali diritti di libertà e di espressione e non come all’attuale stormo di avvoltoi capaci solo di proibire e tassare. Non capisco cosa vuoi dire con “L’uguaglianza di trattamento deve essere vista sotto un punto di vista soprattutto meritocratico”. Nessuno discute che i cittadini debbano essere trattati in maniera uguale, specie quando si parla di sanità, giustizia ecc. La meritocrazia è un principio da applicare nel mondo del lavoro dove le retribuzioni devono essere commisurate all’impegno, alle responsabilità ed ai risultati raggiunti dal singolo ed implica perciò una doverosa e giusta disuguaglianza di trattamento. Scoraggiare l’uso dei motorini è sbagliato. Chi afferma che le due ruote (a motore, ovviamente) inquinano più delle auto non fa i conti con i tempi che i due mezzi di trasporto impiegano per raggiungere lo stesso luogo. A mio parare va fortemente incentivato l’uso di motorini e motocicli a quattro tempi ed elettrici nonché la ricerca ingegneristica, già in corso d’opera, per la realizzazione di motori sempre più efficienti e quindi dai bassi consumi. Ancora di più va favorito il trasporto pubblico, sia esso urbano che extraurbano, che deve essere capillare, puntuale ed economico per l’utente. Le ferrovie, per esempio, potrebbero alleggerire del 20% le loro spese tramite una sponsorizzazione massiccia dei convogli, così come avviene per gli autobus cittadini. Il problema è che in Italia manca una vera cultura del trasporto pubblico dovuta ad anni di inefficienza di chi lo ha gestito. Personalmente cerco di andare in bici! Altro punto cruciale è il risparmio energetico: i cittadini italiani necessitano di una profonda educazione sull’uso dell’energia, educazione che al momento manca e che ci porta spesso a scelte sbagliate e sfavorevoli da un punto di vista ambientale ed economico. Un esempio emblematico fu il referendum sul nucleare che circa tredici anni fa, sulla scia del terribile incidente alla ormai famosa centrale russa, portò alla messa al bando in Italia delle centrali nucleari. Forse mai come per quel referendum ci fu una campagna di disinformazione che evidenziò solo gli aspetti negativi dell’energia nucleare senza sottolinearne gli enormi pregi; non dimentichiamo, inoltre, che la maggiore quantità di energia elettrica la compriamo dalla vicina Francia che utilizza centrali termonucleari a due passi dai nostri confini! Veniamo ora al capitolo istruzione-educazione. La scuola deve assolvere a diversi compiti a seconda dell’età dell’individuo. All’inizio essa deve educare, ovvero creare le basi per lo sviluppo intellettuale dello studente (comunicazione, linguaggio, calcolo, apprendimento delle verità scientifiche, spiegazione scientifica dei fenomeni, conoscenza storica e geografica). Nella seconda fase si dovrà dare allo studente la possibilità di sviluppare un profondo senso critico che permetta l’apprendimento attivo di materie non fondamentali come quelle che tu citi. Ricordiamoci però che la scelta deve spettare all’individuo e non delle istituzioni, altrimenti si corre il rischio di catechizzare. Di fondamentale importanza è, secondo me, la messa al bando dell’insegnamento della religione nelle scuole di qualsiasi livello. L’educazione religiosa spetta alla famiglia, qualora questa ne abbia interesse. Istituire un servizio civile obbligatorio è assolutamente fuori luogo nel programma di un movimento che si propone di esaltare le libertà dell’individuo. L’impegno civile e sociale va incentivato ma non deve essere forzato in quanto perderebbe ogni finalità formativa. E’ giustissimo aiutare le famiglie, purché rientri nella definizione di “famiglia” qualsiasi nucleo di persone formato da una coppia di genitori che si amano, sposati o meno, e da un numero di figli, adottati o naturali, tutti conviventi sotto lo stesso tetto. Deve finire la discriminazione tra coppie sposate e non. I recenti tentativi di parificare, tramite un qualche atto formale, le coppie di fatto a quelle sposate sono solo una ridicola prova del fatto che una fetta dei perbenisti dai quali siamo governati non capisce, o non vuole capire, che chi non vuole sposarsi non lo fa proprio perché non se la sente di mischiare sentimenti e burocrazia. La televisione pubblica deve offrire un servizio educativo, informativo e soprattutto gratuito. La televisione privata deve essere liberalizzata. Entrambe devono essere monitorate al fine di garantirne la fondatezza dei contenuti.Ecco qui di seguito alcuni punti che secondo me dovrebbero andare ad integrare il programma del movimento: · Religione. Abolizione del concordato con la chiesa cattolica. La politica non deve mischiarsi con la religione, specie in un paese che, come l’Italia, si dichiara costituzionalmente laico. Le istituzioni dovrebbero tutelare chiunque, a prescindere dal credo, secondo i principi dettati dalla morale collettiva e non dai porporati. · Educazione sportiva. La mania per il calcio e per lo sport in televisione in genere, malattia che affligge una ormai preoccupante fetta di cittadini, scaturisce da una totale mancanza di vera cultura sportiva nonché di valori. Le istituzioni dovrebbero incentivare la pratica di uno o più sports che contribuiscano a formare il fisico e la mente dell’individuo. L’educazione sportiva dovrebbe arrivare ad avere la stessa dignità di quella scolastica. · Tutela delle minoranze · Tutela della salute del cittadino. Messa al bando delle sigarette e di qualsiasi tipo di droga (risulterò impopolare…) · Altro.. Spero che questa mia lettera contribuisca allo sviluppo del dibattito da voi iniziato. Avete tutto il mio appoggio Simone 19dic1999
Andrea
Ringrazio Simone, così come Igor, per i loro contributi, che ho tra l’altro trovato molto interessanti. Questo dimostra come sia posibile un dibattito che dia spazio alle idee di ciuscuno; chiunque ha idee da esprimere, e non ha nessuna importanza se è più o meno esperto di politica. La politica ha come fine l’uomo, e tutti siamo più o meno esperti dell’uomo. Vorrei in particolare commentare il contributo di Simone, approfittandone per puntualizzare alcuni aspetti, anche di principio, che non erano forse molto chiari. Simone rimane dubbioso alla lettura di quello che indico come fine principale del movimento: “Il bene di tutti, ovvero la massima felicità collettiva”…..giudicandolo ingenuo. Sarà dunque meglio che mi spieghi. “Non può essere compito dello stato e della politica quello di dare la felicità”, dice Simone; questo è assolutamente vero. Non è lo stato che dà la felicità, ma lo stato può instaurare le condizioni perchè questa felicità possa realizzarsi. Ma, anche in questo caso, il suo fine è, in ultima analisi, quello di dare la felicità; non direttamente, perchè questo è impossibile, bensì indirettamente. Facciamo un esempio: l’obbligo dell’uso del casco in motorino. A quale fine lo stato ha inserito, tra le già numerose limitazioni alla libertà, anche l’obbligo dell’uso del casco, anche per maggiorenni? A guardar bene, l’unico motivo può essere lo solo quello di fare il bene di colui che andrà in motorino, per difenderlo dai rischi di incidente grave. L’unico motivo può essere quello di difendere la felicità (in senso ampio) del cittadino, la cui salute è in pericolo. E l’esempio del motorino si può applicare anche a molte altre leggi cosiddette paternalistiche (cinture di sicurezza, censure su film e videogiochi, ecc..). Si potrebbe naturalmente discutere a lungo sull’effettiva bontà di questi mezzi per raggiungere il fine desiderato, e cioè la difesa della felicità, salute, integrità del cittadino mediante limitazioni della sua libertà di scelta. Sono il primo a ritenere che la libertà sia il primo ingrediente della felicità, e che qualunque imposizione, se non viene interiorizzata, è inutile, se non addirittura dannosa. Simone ha dubbi sul fatto che lo stato si debba preoccupare della felicità: e ha ragione, se questa deve essere una scusa per poter obbligare e proibire. Molte circostanze della vita sfuggono al potere statale, ma il compito dello stato deve essere soprattutto quello di far acquisire alle persone quella capacità di pensare, in modo che possano scegliere in vera libertà, anche sostanziale. Educare a pensare, non istruire. E creare, ovviamente, quelle condizioni materiali in cui effettivamente ognuno possa scegliere la propria strada. E’ chiaro: non sarà lo stato che può dare l’amore, ma nessuno pretende che questo rientri nei suoi compiti. Sull’uguaglianza di trattamento Simone ha perfettamante ragione. L’unica cosa che vorrei far notare è che non è assolutamente pacifico che le persone debbano essere trattate in modo uguale. E’ chiaro che il trattamento spesso differisce in base a vari criteri. Il merito è uno dei questi. Ma esistono anche altri criteri, come l’anzianità o il reddito, che vengono usati anche troppo per decidere di promozioni, stipendi, tasse, e tariffe. E in moltissime situazioni non è assolutamente lecito prevedere diversità di trattamento in base a criteri. Esistono situazioni in cui, a mio modesto parere, tutti, per il solo fatto di essere individui, hanno diritto ad un uguale trattamento, indipendentemente dal merito o dal reddito. E’ assurdo che si pensi a differenziare le tariffe degli autobus in base al reddito, così come le mense o le tasse universitarie. Esiste già un meccanismo di redistribuzione del reddito; non è lecito aggiungerne un altro, che crea disparità di trattamento a chi utilizza uno stesso servizio. Senza contare la cosa più importante, cioè i problemi pratici che derivano dal conoscere il reddito di una persona. Giusto è il meccanismo delle ferrovie: se vuoi andare in prima classe, paghi di più. E’ una scelta libera, e il prezzo maggiore è corrispettivo di un servizio diverso. Sull’ambiente, i trasporti, l’energia e l’informazione sarebbero da dire tante cose…ne scriverò in separata sede, sperando anche nell’aiuto di chi esperto del settore. Sul capitolo istruzione-educazione sono d’accordo con quello che dice Simone. Non si deve catechizzare, bensì educare a pensare, e stare attenti a spacciare per verità ipotesi. Questo a tutti i livelli. Non molti sanno, per esempio, che non è mai stato dimostrato che L’AIDS sia o meno una malattia infettiva provocata dal virus Hiv. Tutti sanno invece che L’Aids è provocato dal virus Hiv, nonostante sia solo un’ipotesi, peraltro dubbia. Si pensa molto a catechizzare sull’argomento, ma non a indagare sulla verità. Stiamo attenti alle “verità scientifiche”, perchè molte di esse sono tutt’altro che verità. Per quanto riguarda l’insegnamento della religione, penso che debba essere mantenuto uno studio delle religioni, al pari delle filosofie. Lo studio delle religioni (e non solo di una) è molto educativo, perchè mette a confronto diverse visioni del mondo, diverse culture, e può aiutare a fare una serie riflessione sui problemi più profondi dell’uomo. Sul servizio civile non obbligatorio sono perfettamente d’accordo. La proposta che io e Stefano abbiamo fatto non si può più chiamare servizio civile, perchè è in realtà un completamento della scuola, obbligatorio allo stesso modo della scuola dell’obbligo, e in periodo scolastico. E’ solo una proposta, che aiuterebbe il giovane a calarsi in alcune realtà. La finalità sarebbe esclusivamente educativa, al pari delle lezioni scolastiche, non una forza lavoro in più per lo stato come è ora. Anche sulla famiglia e il matrimonio sono d’accordo. Non conta il pezzo di carta. la burocrazia non ha niente a che vedere col sentimento e con la famiglia. Sono d’accordo sulla necessità di un tv pubblica educativa, così come sull’abolizione del concordato, e anche su un’educazione sportiva ( cui si dovrebbe aggiungere necessariamente un’educazione civica seria), sulla tutela delle minoranze. Non assolutamente sul divieto delle sigarette e delle droghe. Il sottoscritto odia sia fumo che droghe, ma si rende conto che non è con il divieto che si risolvono i problemi (senza contare che cosa accadrebbe nella pratica una volta vietate le sigarette) Un grazie sentito dunque a Simone… le cui proposte e critiche sono state molto costruttive.
Simone
Ciao Andrea, ti ringrazio per la risposta ai miei commenti; mi ha dato soddisfazione constatare che anche un non tecnico come me viene preso in considerazione per la discussione di certi temi. Sono d’accordo con te quasi su tutto ma ci terrei a puntualizzare alcune cose. In primo luogo io ho parlato di meritocrazia come di criterio di differenziazione da applicare nel mondo del lavoro. Concordo pienamente con te quando dici che e’ assurdo differenziare in base al reddito quando “Esiste già un meccanismo di redistribuzione del reddito; non è lecito aggiungerne un altro, che crea disparità di trattamento a chi utilizza uno stesso servizio”. Non sono un tecnico di politica ed economia ma penso di poter dire la mia riguardo ad energia, ambiente e, marginalmente, ai trasporti. Lavoro infatti nel gruppo TEEG (Turbomachinery, Energy and Environment Group) del Dipartimento di Energetica dell’universita’ (Ingegneria Meccanica). Sarei percio’ lieto di conoscere alcune tue opinioni in proposito. Veniamo al capitolo educazione. La mia mentalita’ estremamente pragmatica mi ha sempre portato a rifiutare risposte non scientifiche a domande importanti. Quello che volevo e voglio ribadire e’ l’importanza dell’insegnamento dell’approccio scientifico ai problemi in quanto e’ solo con un metodo di ricerca scientifico che l’uomo ha saputo dare delle vere risposte. E’ sbagliato sostenere che la scienza non riuscira’ mai a risolvere alcune questioni. Le capacita’ dell’uomo ci permetteranno, col tempo, di rispondere a tutti i quesiti. Non importa se qualche volta la scienza sbaglia o non e’ esauriente (e cio’ accade piu’ raramente di quanto pensi), importa capire ed insegnare che la scienza e’ l’unico strumento. Non sono totalmente d’accordo con te quando dici che “Lo studio delle religioni (e non solo di una) è molto educativo, perchè mette a confronto diverse visioni del mondo, diverse culture, e può aiutare a fare una serie riflessione sui problemi più profondi dell’uomo.” Lo studio della religione puo’ essere anche molto diseducativo. Basti pensare che la maggior parte delle dottrine sono nate a) per dare un’assurda consolazione all’eterna paura della morte e b) per giustificare la sottomissione dei deboli da parte dei potenti. La religione e’ da sempre la vera nemica della cultura e della conoscenza. Purtroppo lo e’ tuttora. [...] DIMENTICAVO… Quando parlo di divieto al fumo e alle droghe e’ chiaro che non intendo “da oggi niente sigarette nei negozi”. Penso comunque che far pagare 15.000 Lire un pacchetto di catramine non sarebbe un cattivo inizio, purche’ il provvedimento sia accompagnato ad una vera lotta al contrabbando (non come ora che ogni tanto fanno una ripresina dall’elicottero della finanza per soddisfare il grande pubblico mentre, sottobanco, sono tutti d’accordo). Ciao Simone
Andrea
Grazie innanzitutto per il tuo ennesimo contributo. Avrei da fare delle semplici osservazioni.
1) Per quanto riguarda il capitolo trasporti, sono da sempre un fautore convinto del trasporto pubblico. Purtroppo l’uso di quelle scatolette di latta chiamate auto, e, in parte, dei motorini, quando diventa abuso, rende le nostre città assolutamente invivibili per una persona. Pensiamo allo smog, allo spazio occupato, al traffico, al rumore. E il problema si fa anche sentire fuori dalle città, laddove le autostrade sono sempre intasate, mentre le ferrovie non riescono a dare un servizio che sia all’altezza. Quella che va cambiata, prima di tutto, è la mentalità. Fino a quando verrà usata la macchina anche quando se ne potrebbe fare a a meno non c’è nessuna possibilità di cambiare le cose. Sarà che io sono sempre stato un amante del treno. Sarà che in treno ho passato momenti stupendi, da tutti i punti di vista. Sarà dunque che io ho una mentalità probabilmente opposta; non mi limito a non amare le macchine, ma proprio le odio. Però mi rendo conto che parte di questo odio è giustificato anche da fattori non sentimentali. E osservo…osservo che in città devo urlare per farmi sentire; che devo fare lo zig-zag fra i pedoni racchiusi in uno spazio pari al 20% della strada, fra macchine in movimento ed in sosta; che si fa fatica a respirare per l’incredibile puzzo; che per fare pochi metri, anche in autobus, devo stare delle ore. Questo vedo..e osservando l’interesse generale che c’è su questo argomento aprirò fra breve un dibattito anche qui, sui trasporti e sulle ferrovie, perchè sono un patrimonio di civiltà importante assolutamente da difendere.
2) Scienza e religione. Comprendo gran parte dei motivi che ti spingono ad essere contrario ad ogni forma di insegnamento della religione, e a quest’ultima in generale. Anch’io sono un fautore della scienza. Ma, appunto per questo, non voglio mai trovare delle conclusioni affrettate. E’ vero che la scienza può arrivare a rispondere a molti, se non tutti, i quesiti fondamentali dell’esistenza. Però bisogna stare molto molto attenti. Innanzitutto non dobbiamo correre nell’errore di considerare certe ipotesi scientifiche come dogmi. Questo è un errore che si è ripetuto molto spesso nella storia della scienza, e che ha provocato dei clamorosi flop. Si pensi alla storia della medicina: per molto tempo malattie dovute alla carenza di vitamine sono state interpretate come malattie infettive, provocate da virus. Questa idea per molto tempo è stato un dogma; chi la pensava diversamente era un eretico. Adesso chi dice che l’Aids non è una malattia infettiva è ugualmente considerato eretico; si badi bene: non considerato nell’errore, bensì eretico, visto che spesso non ci si preoccupa di confutare con prove scientifiche certe ipotesi. E in molti altri campi della scienza vige questo principio; quindi stiamo molto attenti a non trasformare la scienza in una forma di religione, perchè questo rischio esiste. Ma il punto fondamentale è che, a mio avviso, non esiste nessun conflitto tra scienza e religione. Nessuno ha mai dimostrato come è nato il mondo, quanto è grande l’universo, e per quale motivo si sono verificate le condizioni, assolutamente uniche, per cui l’universo ha potuto permettere la nascita di forme di vita e non essere assolutamente caotico come la cieca cusualità dovrebbe permettere. Anche la scienza può, in linea di principio, rispondere a queste domande, e può formulare ipotesi. Ma molto spesso (vedi il caso di Paul Davies), l’ipotesi può essere proprio l’esistenza di una qualche forma di Dio. E comunque, è assolutamente indiscutibile che nel mondo esistano religioni che, per molti popoli, assumono una veste prioritaria nella vita di tutti i giorni (si pensi al popolo musulmano). E’ dunque assurdo, secondo me, che certe cose non vengano insegnate, perchè fanno parte del patrimonio dell’umanità. Sono d’accordo con te quando dici che la religione non deve assumere la forma di dogma contario al senso critico. Se la religione deve essere solo un modo per favorire gerarchia e ottundere le menti, allora hai perfettamente ragione. Ma lo studiare vari dogmi, serve proprio a rendersi conto che ci sono varie visioni del mondo, e questo in parte dovrebbe aprire la mente.
3) Ultima, breve osservazione. E’ possibile che parte della finanza si comporti come dici tu, in modo complice. Ma, ripeto due parole: possibile e parte. Prima di tutto è anche questa un’idea, su cui si può essere più o meno d’accordo. E’ giusto avanzare dubbi, ma non considerare questi dubbi come certezze. E poi, bisogna fare molta attenzione a non generalizzare. Giusto condannare chi si comporta in un modo non corretto, ma non condannare una categoria, fra cui ci possono trovare persone scorrette, così come persone correttissime. Possiamo certo dire molto sulle procedure di controllo, sull’organizzazione, ecc, ma non possiamo dire nulla sulle persone, se non avanzando un’ipotesi, peraltro solo statistica. Questa osservazione prescinde naturalmente dal caso concreto..è un osservazione di generale prudenza, che volevo fare.
Simone
Caro Andrea,ti ringrazio per l’attenzione che continui a mostrare nei confronti dellemie opinioni. Devo dire che il mio ultimo contributo era pensato come semplice e personale risposta alla tua prima replica. Non pensavo che venisse nuovamente inserito nel sito. In tal caso sarei stato molto piu’ pacato e attento nel fare certe affermazioni (vedi il caso della lotta al contrabbando dove, in realta’, concordo pienamente con te nel dire che non bisogna generalizzare…). Faccio pubblica ammenda e ne approfitto per aggiungere alcune puntualizzazioni. (1) TRASPORTI. Sono pienamente d’accordo con te. Teniamo presente, pero’, che certe tipologie di lavoratori hanno bisogno di spostarsi rapidamente all’interno della citta’ e non esiste servizio pubblico, reale o ideale, che possa completamente sopperire all’uso di un motociclo. Cerchiamo, piuttosto, di migliorare l’autonomia dei ciclomotori elettrici e di abbassare le emissioni di quelli a combustione interna. I motorini hanno infatti l’enorme pregio di smaltire il traffico. Si’ alle macchine con almeno tre persone a bordo e al potenziamento del servizio pubblico, specie quello urbano (vedi il mio primo contributo). (2) SCIENZA E RELIGIONE. Ribadisco che il metodo scientifico porta e portera’ sempre alla verita’. Se alcune ipotesi scientifiche vengono prese come dogmi prima di essere verificate, vuol dire che il metodo scientifico non e’ stato seguito. Esso prevede infatti: a) una prima formulazione dell’ipotesi di partenza seguita da b) ideazione di un modello fisico-matematico capace di interpretare la realta’ del fenomeno e quindi c) verifica o confutazione dell’ipotesi di partenza. Scienza e religione non andranno mai d’accordo per il semplice motivo che partono da ipotesi diverse, seguono metodi diversi e quindi giungono inevitabilmente a conclusioni diverse. Paul Davies, nel suo libro “Dio e la nuova fisica”, giunge alla conclusione, peraltro scontata, che la scienza attuale non e’ in grado di confutare l’esistenza di un Dio inteso come entita’ astratta che ha dato origine all’universo. Il fatto che Paul Davies, scienziato, avanzi l’ipotesi dell’esistenza di un Dio, non significa che tale ipotesi sia scientifica; essa deve essere verificata o confutata. Teniamo conto, inoltre, che Davies rappresenta una “mosca bianca” nel mondo scientifico; egli non e’ altro che un furbo scrittore che ha sfruttato l’idea di mettere d’accordo atei e non per pubblicare un librino facilmente commerciabile e leggibile. L’ipotesi dell’esistenza di un Dio e’ assai raramente presa in considerazione dagli addetti ai lavori. (3) FUMO. Il problema del fumo non si porrebbe se i fumatori fossero abbastanza educati e rispettosi da non fumare nei locali pubblici o, comunque, in presenza di persone che sono infastidite dal fumo. Le leggi in proposito esistono ma non sono rispettate e NIENTE viene fatto per farle rispettare (avete mai visto un rappresentante delle forze dell’ordine che entra in un pub il sabato sera pregando i presenti di smettere di fumare e multando il gestore del locale per non aver provveduto a far rispettare il divieto?). Il fumo deve essere combattuto non tanto perche’ arreca danno ai fumatori, i quali sono liberissimi di decidere sulla propria salute, quanto perche’ ad essere maggiormente danneggiate sono le vittime del cosiddetto fumo passivo. Grazie di nuovo e a presto
Igor
Ho visitato il vostro sito e penso che la vostra sia un’ ottima idea. Anch’ io avevo in mente di fare qualcosa di simile, ma non ne ho mai avuto il tempo. Vi allego una bozza delle idee che mi sono venute in mente. Premetto che non sono un esperto di politica e che non faccio parte di alcun partito, ma ero stufo di sentire la gente lamentarsi senza che nessuno poi faccia niente x migliorare la situazione. Alcune cose probabilmente le troverete banali e/o utopistiche, comunque leggetele e fatemi sapere cosa ne pensate. Credo che Internet sia l’ unico strumento di informazione di massa libero rimastoci. Qualsiasi parte di territorio è diviso in Comuni, Province e Regioni. Adesso la maggior parte delle tasse va prima allo Stato e diviso poi ai vari enti pubblici e Comuni. Dando invece i soldi delle tasse prima ai Comuni e poi, in minima parte allo Stato, si avrebbe come conseguenza un controllo migliore da parte degli stessi contribuenti, che finalmente potranno vedere dove vanno a finire i loro soldi, e una maggiore conoscenza delle reali necessità di spesa d’ogni singolo Comune. Tale controllo da parte dei cittadini potrà anche essere effettuato obbligando i Comuni ad esporre ogni sei mesi un bilancio sui vari giornali locali distribuiti ormai in ogni paese, così come fanno le ditte private con i propri soci. Bisogna cominciare a considerare i cittadini come diretti partecipanti alle attività del Governo del proprio paese e non più come elettori che subiscono passivamente tutto quello che i parlamentari, che dovrebbero in teoria rappresentarli, decidono. Per fare questo è necessario trasformare poco per volta l’attuale forma di democrazia “rappresentativa” in democrazia “diretta” tramite dei referendum, che sono l’unico vero mezzo d’espressione della maggioranza, chiari e precisi. Bisognerà attuare delle riforme per trasformare i referendum in mezzi propositivi e non più solo abrogativi, come lo sono ora, e fare delle leggi di modo che non diventino mezzi pericolosi a disposizione di chiunque (es : stabilire su quali temi non possano intervenire e aumentare il n° delle firme che occorrono per proporli). Dato che molte delle leggi necessarie saranno votate e proposte direttamente dai cittadini, si potrà diminuire finalmente il N° dei parlamentari e dei partiti. Ridurre gli stipendi dei parlamentari e dei politici. Come conseguenza si avrebbero meno persone interessate soltanto ad ottenere guadagni facili e più persone che si occupano di politica x un reale interesse o passione. Eliminare tutte le cariche di senatore a vita, per lo meno di coloro che hanno già degli altri redditi sufficientemente alti. Dare ad ognuno la possibilità di scegliere tra Pensioni private e pubbliche (debito INPS ad Ottobre 1997 = 24mila miliardi) e cercare di privatizzare anche l’INPS Favorire l’assistenza sanitaria privata e stabilire delle tariffe massime x tipo di prestazione. Si potrebbe pensare (Referendum) di creare tre diverse sedi del Parlamento (Nord, Centro, Sud) così da avvicinare maggiormente la politica ai cittadini e ai problemi delle singole realtà del Paese. In questo modo inoltre i parlamentari non dovrebbero più recarsi fino a Roma x lavorare (con minori spese di trasferta). Questi Parlamenti saranno poi collegati tra loro attraverso strumenti nuovi, come apparecchi x videoconferenze e apparecchi telematici. Creare un esercito professionista che creerà nuovi posti di lavoro; sarà meglio attrezzato e sicuramente più preparato. Far fare ai giovani un periodo (8 –10 mesi) di servizi utili (con compiti e orari di lavoro ben precisi) presso enti pubblici o privati (servizio civile) nei dintorni del proprio paese. Ci sarebbero meno spese di vitto e alloggio inutili e possibilità maggiori per i giovani di conoscere nuove realtà e persone che potranno essere loro utili in seguito per trovare un lavoro. Inoltre i Comuni risparmierebbero soldi per quei piccoli lavori che comunque dovrebbero pagare. Liberalizzare le droghe leggere (Referendum) e regolare la prostituzione. Si tolgono alla delinquenza organizzata soldi, poteri e si aumentano le entrate dello Stato su soldi che in ogni caso girano (v. l’esempio dell’Olanda). Far seguire una campagna x informare maggiormente sui rischi e cui si va’ incontro e finanziare maggiori studi in proposito. Riforma della scuola ascoltando anche delegazioni di studenti e professori che meglio conoscono la realtà scolastica e potrebbero sicuramente proporre idee nuove. Non poter più permettere ad insegnanti che hanno oltrepassato l’età della pensione di tornare ad insegnare e facilitare così l’inserimento di giovani professori e di nuovi metodi d’insegnamento. Aumentare i controlli sulle ripetizioni che ormai la maggior parte dei professori danno dopo l’orario di lavoro quasi esclusivamente senza il rilascio d’alcuna fattura, distinguendo tra professori che hanno già un posto fisso da universitari e disoccupati. Con l’assistenza sanitaria e le pensioni private le assicurazioni si farebbero maggiore concorrenza e inoltre porterebbero molti posti di lavoro in più (aumentando il giro d’affari sicuramente assumerebbero molte nuove persone). Abolire i contributi ai sindacati e renderla una scelta facoltativa. Sarebbe sufficiente che, quando il Governo discute leggi sul lavoro ascoltasse anche il parere dei lavoratori al limite con un referendum. Aumentare i controlli sul lavoro dei dirigenti e degli impiegati pubblici diminuendo alcuni privilegi (per esempio donne che si fanno assumere e poi, dopo qualche mese, rimangono a casa x anni in maternità) ma anche incentivare con aumenti di stipendio chi lavora meglio. Attivare un numero verde x ogni Comune x ascoltare le proteste e consigli dei cittadini (anche riguardo gli stessi impiegati). Impiegare i carcerati (almeno quelli x reati non gravi) per lavori utili (forse riuscirebbero anche a reintegrarsi meglio una volta usciti da galera). Favorire il lavoro part-time (soprattutto x le donne), le nuove assunzioni e gli investimenti facendo pagare meno tasse a chi assume o investe. Più informazioni sui corsi di preparazione al lavoro (finanziati anche dalle regioni) e incentivi e aiuti sulle nuove imprese (soprattutto formate da giovani). Molti finanziamenti sarebbero già disponibili, ma rimangono inutilizzati x mancanza d’informazione o per difficoltà burocratiche (addirittura esistono organizzazioni private che aiutano i giovani a ricevere tali finanziamenti). Far detrarre tutte le spese, in misura maggiore x le spese necessarie (visite specialistiche, dentisti ecc.), allegando scontrini e/o fatture alle dichiarazioni dei redditi. Tutti pagherebbero le tasse perché la gente pretenderebbe lo scontrino. Maggiori controlli sull’assegnazione delle case popolari (Ragioniere capo di un Comune in una casa popolare!) Trasmettere tramite una delle reti della televisione di Stato i lavori del Parlamento.
Andrea
Grazie Igor dela tua asidua partecipazione. Faccio qui qualche osservazione sulle tue proposte varie. Per quanto riguarda lo spostamento dell’imposizione fiscale verso i comuni, posso dire di essere abbastanza d’accordo. L’unico problema riguarda le zone il cui il comune ha un importanza non fondamentale per la vita dei cittadini che lo compongono. Si pensi ai comuni limitrofi ad una grande città, che praticamente gravitano intorno alla citàà stessa, usuefrendo dei servizi globali dell’area. Sono state da tempo istituite le aree metropolitane per legge, ma queste non hanno per niente, a tutt’oggi, l’importanza che dovrebbero avere, anche come imposizione fiscale. Le stesse provincie, in mancanza dovrebbero (e qui vado controcorrente) assumere un’importanza maggiore, almeno per quanto riguarda i trasporti, la scuola e il lavoro. Giustissimo il discorso sui referendum, l’unico mezzo che, in una vera democrazia, è in grado di far sentire la voce dei cittadini. Tutti sappiamo che sono mezzi pericolosi, ma l’ultima parola spetta sempre al voto dell’elettore, che quindi, anche se sottoposto a campagne di ogni tipo, è perfettamente libero di scegliere quello che vuole. Libero in senso formale, non sostanziale; ma la libertà formale è l’unica che può essere veramente garantita in una democrazia. Per garantire anche quella sostanziale, l’unico strumento è l’educazione al pensiero e al senso critico. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Non è certo con l’abolizione di campagne, spot, ecc… che possiamo garantire la libertà di scelta del cittadino, perchè solo una persona che pensa è veramente libera. Sul numero dei parlamentari e dei partiti. Il primo è sicuramente eccessivo già ora. Intanto la doppia camera è solo una perdita di tempo. E, soprattuto, per come è organizzata la politica adesso, è chiaramente eccessivo il numero dei parlamentari. Spesso molti si riducono ad essere solo un numero di pecore che segue le direttive del partito. E naturalmente io, come uno dei fondatori di indipendea, non posso che essere disgustato da questo. Ogni persona, e dunque ogni parlamentare, ha diritto ad avere una sua idea, perchè chiunque che pensi può arrivare a conclusioni diverse. Non siamo uguali…sarebbe la fine del mondo, la cui bellezza risiede anche, e forse soprattutto, nella diversità. In un sistema in cui ogni persona pensante esprime la sua idea..allora andrebbero bene anche 10000 parlamentari. ma così come stanno le cose adesso, sono già troppi 1000. E’ evidente che sui partiti ho un idea derivante dal discorso precedente. per me i partiti sono solo organizzazioni elettorali, che permettano di aggregare persone che abbiano qualcosa in comune (solo qualcosa), al fine di essere votati con più facilità dagli elettori. Una volta eletti, il partito non dovrebbe influenzare la libertà dei parlamentari in modo esagerato, per le motivazioni che ho già spiegato. Dovrebbe essere solo un luogo di dibattito, come facciamo noi. E’ dunque evidente che, a mio avviso, non è certo un male se i partiti sono tanti. E gli stipendi dei parlamentari? Su questo punto non sono troppo d’accordo con te. Non penso che sia una questione importante, però, se devo dare un parere, penso che con stipendi alti si limitino le possibilità di truffe, furti e tangenti. Eliminare le cariche di sentore a vita…forse. Stiamo soprattutto attenti a chi vengono date. Sulle privatizzazioni, soprattutto della sanità, io sono d’accordo in linea generale, ma cauto. Il principio da seguire è, secondo me, quello di sussidarietà. Lo stato deve occuparsi di tutto ciò che i privati non riescono a fare, o fanno male. penso che certi servizi vadano garantiti a tutti. Se ci riesce il privato, bene; se questo offre un servizio insoddisfacente o troppo caro, allora bisogna ricorrere allo stato. Nel caso della sanità dunque, il discorso è dunque questo. Ben venga l’assistenza privata e la possibilità di scelta. Non c’è motivo di limitarla. Però va garantito un servizio a tutti, visti gli alti prezzi dei privati; quindi l’assistenza statale è d’obbligo, se pur in conocrenza con quella privata. da notare che lo stesso discorso vale, per me, almento per la scuola e i trasporti. ma ne riparleremo. Sulle sedi del parlamento si può discutere, mentre sono d’accordo sull’esercito professionista. Sul servizio civile ho già parlato. E’ una questione delicata. Non sono d’accordo assolutamente su un servizio civile che serva per compiere i lavori che dovrebbero essere svolti dai dipendenti pubblici. L’organizzazione pubblica purtroppo è allo sfascio. Molti non hanno da fare nulla, perchè impiegati in uffici inutili..e i servizi non funzionano. Secondo me è proprio una questione di organizzazione. Non c’è certo carenza di personale nel settore pubblico: è semplicemente impiegato molto male. Sulle liberalizzazioni io sono generalmente d’accordo. Non è con la censura che si risolvono i problemi, bensì con una vera educazione a pensare, anche in modo introspettivo. Penso che una delle nostre principali difficoltà sia quella di conoscere noi stessi, presi come siamo dal seguire mode e correnti. Se davvero acquisissimo uno spirito libero e indipendente, non ci sarebbe bisogno di censure e proibizioni per capire che la droga fa male, così come il fumo, l’andare con le prostitute o il gioco d’azzardo se diventano manie. Tutto ciò che fa diventare schiavi, in senso fisico o psicologico, è dannoso a noi stessi. Ed è questo che dobbiamo far capire. Che quello che conta nella vita è qualcosa di ben più importante, probabilmente la serenità e l’amore. Ben vengano dunque le liberalizzazioni, nel rispetto ovviamente della libertà altrui (cioè, lasciamo liberi di fumare, sigarette e spinelli, ma solo in mancanza totale di altre persone) Sulla scuola, vista la sua imprtanza, verrà aperto presto un capitolo apposito, così come sul lavoro e l’orientamento scolstico e professionale. Giudico personalmente alcune tue proposte interessanti e da discutere. Sono favorevole all’impiego dei carcerati per lavori utili, all’individuo e alla collettività. Per quanro riguarda la detrazione dalle tasse, può essere un sistama valido, quello da te proposto per limitare l’evasione. Forse un pò poliziesco, ma valido. Ultima osservazione. Esiste già, su satellite, un canale che trasmette i lavori del parlamento. Ovviamente però…sono quasi sempre visualizzate due strisce con avviso che fa notare che il parlamento non lavora. Bè….siamo in italia…..
Igor
Vedo con piacere che il sito stà ricevendo nuove proposte ogni giorno e tutte mi sembrano piuttosto interessanti.L’unico dubbio che ho è che così facendo, credo che non si riesca a raggiungere niente di concreto e rimarrebbero solo parole scritte e discusse da un numero limitato di persone. Inoltre ho notato che non c’è possibilità di comunicazione diretta tra i vari partecipanti. Io, per esempio, ero curioso di sapere cosa ne pensassero gli altri delle mie proposte, ma non ho ricevuto alcun commento.Penso che una soluzione sarebbe far comparire anche l’indirizzo e-mail di chi scrive oppure creare una stanza su C6 ,o altri programmi di chat, dove glinteressati possano discutere on line. Un’ ultima cosa:oggi ho notato che sullla nuova versione del sito non avete più messo il mio contributo. Mi rendo conto che forse le proposte erano troppe e sarebbe stato noioso leggerle tutte,ma sarebbe stato forse più interessante farne vedere 1 o 2 alla volta e sapere gli altri cosa ne pensavano. Tanti saluti a tutti e continuate così…state facendo un buon lavoro. P.S. : Rispondetemi al più presto .Grazie. IGOR 28/12/1999
Andrea
Ciao Igor, e grazie. Rispondo alle tue perplessità. Innanzitutto, per quanto riguarda il fatto che siano solo parole…bè, dobbiamo essere comunque un certo numero prima di poter fare qualcosa di concreto. E’ giusto partire dalle idee, per poi provare a tradurre queste idee in fatti. Per quanto riguarda il discorso della comunicazione, penso invece che il sito sia un’ottima possibilità di comunicazione: più riflessiva sicuramente di una chat, e più aperta sotto il punto di vista temporale. Se qualcuno vuole rispondere alle 5 di mattina, lo può fare. Nella sezione “Chi siamo”, sarà presto inserita una parte in cui verrano presentati i vari partecipanti, ovviamante esclusivamente con i dati che ognuno vorrà fornire. Chi vuole avrà scritto solo il nome, o pseudonimo, chi lo preferisce anche l’e-mail, o altro. Presto questo sarà fatto. Sarà così possibile anche comunicare tra partecipanti, volendo, nonostante non sia assolutamente necessario, visto che il dibattito si può svolgere anche nello spazio del sito. Per quanto riguarda invece il tuo contributo, mi sa che non ti sei accorto che non è stato levato affatto; anzi, è stato addirittura “promosso” nella sezione programmi; per questo non lo trovavi. Nessuno, salvo me, ha ancora replicato specificatamente alle tue idee, che io trovo peraltro molto interessanti, soprattutto perchè mi sembri finalmente uno dei pochi democratici rimasti in italia. Comunque..aspettiamo.. Ciao Igor, e grazie ancora. Andrea
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