L’inadeguatezza del referendum abrogativo

Alla vigilia dell’ennesimo referendum a cui dobbiamo votare sono sempre più allibito. Allibito dal modo che abbiamo noi italiani di  stravolgere la democrazia, creando dei meccanismi complicati e tortuosi che tutto sono salvo che democratici.

L’istituto del referendum, così come è oggi in Italia, non ha quasi nessun senso. Eppure lo dice una persona che considera il referendum come il più alto momento di democrazia e di partecipazione popolare. Ma non così com’è in Italia.
Eppure tutto potrebbe essere cambiato con due semplici modifiche che prevedano in primis l’istituzione del referendum consultivo (quello abrogativo dovrebbe rimanere solo come meccanismo accessorio poco usato) e in secondo luogo l’eliminazione del quorum.

Mi spiego meglio. L’unico referendum ammesso in Italia, a livello nazionale, è quello abrogativo. Semplificando, c’è una legge, i cittadini a cui questa legge non piace raccolgono mezzo milione di firme, e (se la Corte Costituzionale lo ammette) si arriva al referendum. Raggiungendo il quorum di almeno la metà di votanti sugli aventi diritto, se vince il SI viene abrogata la legge; se viceversa vince il NO la legge resterà in vigore.

Questo meccanismo è assurdo, per una serie di motivi.
Trovo innanzitutto assurdo che esista un quorum, dal momento che tutti hanno diritto di voto, e non c’è motivo alcuno di privilegiare la non scelta di chi è andato al mare sulla scelta di chi ha compiuto il proprio dovere di andare a votare.
Trovo soprattutto veramente macchinoso, inutile e dispendioso perseverare con il referendum abrogativo. Abrogare una legge infatti non dice spesso niente su come si vuole che venga fatta un’altra legge. In realtà è più efficace la vittoria del NO, perché significa chiaramente che una legge va mantenuta così com’è, mentre il SI si limita a dire che quella legge va eliminata, ma niente dice su nuove leggi future. Il non raggiungimento del quorum poi paradossalmente dice ancora meno. Dice semplicemente che non è stata presa una decisione e che il referendum è come non fosse stato effettuato.
E poi il referendum abrogativo è troppo “tecnico”. Ai cittadini non interessa di entrare nei dettagli contorti degli articoli e dei commi, ma interessa solo di scegliere nella sostanza sul cuore  di una questione, senza addentrasi nei dettagli.

Esistono altri due tipi di referendum che avrebbero sicuramente molto più senso.
Il primo è il referendum propositivo, mediante il quale il popolo vota su una legge proposta, ed è sicuramente uno strumento più efficace dato che il voto avviene su una legge chiara e il SI rappresenta un cambiamento certo, non incerto.
Ancora più efficace è il referendum consultivo, che non considera i cittadini come giuristi, limitandosi a chiedere in modo semplice delle risposte a questioni di merito (nucleare si o no, eutanasia si o no, aborto si o no) lasciando il compito tecnico di legiferare ai politici, che sono ovviamente obbligati a fare una legge che rispetti la volontà popolare sostanziale.

Io sono assolutamente per il referendum consultivo, e in via accessoria per quello propositivo. Lascerei a casi particolarissimi quello abrogativo. Purtroppo di quest’ultimo in Italia si è decisamente abusato. Si è spesso fatto il referendum su questioni inutili, o su questioni la cui volontà popolare era del tutto scontata. E poi i meccanismi combinati del quorum, dell’abrogazione alla cieca di una legge (con quesiti peraltro molto difficili), oltre che di effettuazione in mesi estivi o quasi, hanno spesso reso il referendum vuoto. Un dispendio solo di soldi.
E sono, come detto, per l’abolizione del quorum. Trovo infatti assurdo che non si dia nessun peso a 20 milioni di votanti per dare invece peso a chi ha scelto di non votare. Il non voto infatti non ha significato, se non il disinteresse. Il non voto non è protesta, perchè la protesta si fa semmai votando scheda nulla, non certo andando al mare il giorno del voto. E mi rifiuto di considerare democratico un meccanismo che privilegia il disinteresse.

Inoltre c’è da dire un’altra cosa. Nel 2011 possiamo oramai dire che gran parte delle transazioni importanti avvengono con mezzi informatici. Il conto in banca esiste sui bit che percorrono la rete, con una tecnologia affronta tutte le necessarie attenzioni di sicurezza e di identificazione dell’utente. Io sono fermamente convinto che un voto online, se non per le elezioni almeno per il referendum, sia quantomeno auspicabile. Sarebbe un modo per risparmiare parecchi soldi buttati davvero al vento e un modo anche di favorire la partecipazione popolare. Forse dobbiamo aspettare il 3011 per diventare davvero cittadini moderni?

Ah, siamo chiari. Nonostante queste critiche io sono sempre e comunque per andare a votare. Come ho detto prima il non voto è solo indifferenza e invece ogni cittadino, se vuol essere definito tale, deve lottare perchè si imponga la democrazia, sempre e in ogni ambito.

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