Un qualunque giorno feriale di un qualunque mese dell’anno, intorno alle 18. Il tratto fiorentino dell’A1, l’autostrada del sole. Uno scenario dantesco, ma che nemmeno Dante avrebbe immaginato. Il puzzo è simile a quello dell’inferno, il rumore anche. Non ci sono le fiamme, bensì gli scarichi delle migliaia di auto, TIR, bus, furgoni, camper incolonnati.
Noi siamo abituati a tutto questo, ci siamo tristemente abituati. Non ci crea problemi dover pianificare di affrontare un’ora di questo inferno per fare qualche manciata di km. L’essere umano si adatta a qualsiasi cosa.
Ma oggi non vorrei affrontare il discorso che mi sta più a cuore, cioè quello della qualità della vita, bensì il problema energetico.
E’ chiaro che il modo che il mondo moderno ha di produrre e di consumare energia è, e sarà, un argomento chiave dei nostri anni e di quelli a venire. Il mondo ha fame di energia, e sembra sempre più insaziabile.
Il dibattito si sta concentrando molto sul modo di produrre energia. Energie non rinnovabili (petrolio, gas, carbone, ecc), energie rinnovabili (idroelettrica, solare, eolica, delle maree, ecc); ancora, il nodo spinoso dell’energia nucleare, sulla quale ora come ora è dannoso parlare fino a quando non si riuscirà a fare un sereno punto sui i pro e i contro, sui costi/benefici e sui rischi e opportunità (al momento il dibattito è troppo emotivo, e sarebbe da darci un taglio per riparlarne tra qualche mese).
Fermo restando che sono tendenzialmente per qualunque energia pulita, dobbiamo renderci conto che la vera chiave di volta dei nostri tempi non è tanto il modo di produrre energia, quanto il modo di utilizzarla bene.
Ma arriviamo al punto, che poi è quello da cui siamo partiti. Paradossalmente siamo tutti vittime di una società che è arrivata al punto di utilizzare grandissimi quantitativi di energia che non migliorano, bensì peggiorano la qualità della vita.
Il settore dei trasporti, che assorbe una notevole percentuale di energia ne è l’esempio lampante.
E’ totalmente inutile che mi preoccupi di spegnere il LED della TV, quando con 10km che fò col SUV consumo un’energia pari ad un secolo di LED della TV (esagero, ma certo non sono quantià paragonabili).
Ci si preoccupa tanto delle lampadine a risparmio energetico (ed è giusto così), senza però preoccuparci di quanti mezzi pesanti o semipesanti girano per le strade, inquinando e consumando energia a più non posso.
Siamo un paese circondato dal mare, eppure l’insieme dei porti italiani scambia meno merci del solo porto di Rotterdam. Eppure, si sa, il trasporto di merci via mare costa molto molto meno di quello terrestre, soprattutto in termini energetici.
Allora mi chiedo: come mai si continua ad investire sul trasporto stradale, peraltro senza incentivare per nulla i carburanti alternativi (che comunque per ora sono perlopiù basati su energie non rinnovabili, quali il metano), senza incentivare affatto gli altri trasporti.
Il treno sembra in voga solo per la pur ottima (e costosa) alta velocità. Il trasporto “lento” viene osteggiato, sia per le merci che per i passeggeri.
Il trasporto marittimo gode di pessima salute, sia per le merci, laddove sarebbe importantissimo, sia per i passeggeri.
Il trasporto aereo sembra andare meglio, ma non è certo un modo di trasporto che risparmia energia.
E poi c’è la strada, con i suoi milioni di Tir per le strade, con i suoi SUV sempre più frequenti, con una tecnologia, quella del vecchio motore a scoppio, che non è riuscita a ridurre i consumi come avrebbe dovuto.
Dobbiamo fare una scelta di campo. Dobbiamo disincentivare l’acquisto e la manutenzione di mezzi energeticamente dispendiosi; dobbiamo incentivare l’utilizzo di mezzi di trasporto più risparmiosi. Dobbiamo lavorare sui porti e la logistica; dobbiamo migliorare la rete ferroviaria, soprattutto quella locale; dobbiamo permettere una vera concorrenza anche sui treni e sui traghetti.
Insomma, dobbiamo pensare a risparmiare energia, non solo a produrne di più.










