La vera democrazia

ElezioniDemocrazia. Una concetto di cui chiunque si vuole far paladino. Un dogma scontato, di cui però ognuno dà un significato molto diverso.
Come tutti sappiamo bene la democrazia è il potere del popolo. In una società numericamente piccola e semplice, è facile implementarne l’idea, dato che all’amministrazione della cosa pubblica può essere fatta in modo diretto, senza intermediari.
In una società numerosa e molto complessa come la nostra invece la democrazia è molto più difficile da realizzare, anche perchè le concezioni di essa sono davvero molto differenti.
In italia assistiamo a mio avviso ad un sacco di errori nel modo di interpretare la democrazia, da parte di moltissimi che hanno un’idea distorta della democrazia stessa.

La vera democrazia va accettata.
Innanzitutto la democrazia va accettata. Dobbiamo accettare che ognuno di noi debba avere un egual peso nel prendere le decisioni collettive. Dobbiamo accettare insomma che il metodo democratico, se non l’optimum, sia comunque il male minore.
Questa concezione si porta necessariamente dietro il riconoscimento di un senso critico delle persone chiamate ad esprimere il loro giudizio.
A me invece sembra che in tantissimi dibattiti si considerino le persone non idonee a prendere le decisioni da sole.
Chi viene condizionato dal telegiornale, o da un discorso fazioso senza avere gli elementi per giudicare, o dal modo di vestire, di presentarsi o di urlare di un candidato avrà indubbiamente lo stesso diritto di esprimere un voto di chi passa giornate ad informarsi nel cuore dei problemi. E chi è democratico cosa deve fare per risolvere questo problema? Far vestire tutti nello stesso modo? Impedire gli urli? Dare a tutti gli stessi secondi per parlare? Impedire al candidato X o Y di dire corbellerie?
Ecco, questi sono metodi che implicano sotto sotto una non acccettazione del metodo democratico. Chi, secondo me, vuol ritenersi davvero democratico, deve accettare le regole del gioco, dato che non è assolutamente possibile eliminare (e nemmeno avrebbe senso farlo) tutti gli elementi di condizionamento, tutti quegli elementi cioè che portano un individuo a scegliere.
Ritengo che invece sia lo sviluppo del senso critico, attraverso l’educazione, a tutte le età, che possa portare a questo. L’educazione e il buon giornalismo.

La vera democrazia non è investitura.
Un altro problema è il ritenere che la democrazia consista e si esaurisca completamente nel voto, quasi si trattasse di investitura veloce, totale, assoluta verso un partito, una persona, un’idea. Il voto è solo una componente della democrazia, vista che essa dovrebbe poter intervenire anche nella fase di creazione delle proposte, e di valutazione di queste, e ogni decisione dovrebbe essere rimessa sempre in discussione. A nessuno, nemmeno ad un saggio, figuriamoci ai nostri politici, può essere data carta bianca.
Il voto si inserisce poi in un sistema di regole e di contrappesi, derivanti in sostanza dal concetto della separazione dei poteri di Montesquieu, per cui vari poteri (legislativo, giudiziario, esecutivo) si controllano a vicenda, all’interno di un sistema di regole.
Anche questo aspetto viene spesso del tutto dimenticato

La democrazia non è una partita di calcio.
Altro problema è il fazionismo, quasi che le idee e le persone si debbano suddividere in due tre squadre, a mò di campionato di calcio, e che la vittoria fra i contendenti debba essere stabilità a suon di urli, accuse, demolizioni dell’avversario. Il tutto senza quel senso critico, quella pacatezza nell’affrontare i problemi, senza un approfondimento che forse ai tempi di Facebook stiamo perdendo (su facebook è vietato scrivere un post di più 1000 caratteri: tutto deve essere veloce e telegrafico).
In tv ci vogliono quei due o 3 contendenti che si urlano addosso; nei TG un problema non viene approfondito nella sua sostanza: una volta che il giornalista ha fatto parlare un rappresentante delle diverse fazioni ha la coscienza apposto e pensa di aver realizzato una par condicio.
Questa non è democrazia.

La vera democrazia è sulle idee, non sulle persone.
E poi c’è il grande problema del personalismo. Sempre come le squadre di calcio la politica è una divisione in fazioni, squadre, con i loro leader. I fini, e le idee, non contano più niente. Contano solo le persone e la presunta moralità di esse. Non conta cosa viene pensato o fatto, bensì si tende ad attribuire importanza alla persona, nelle sue qualità morali e nelle sue capacità.
Elezioni amministrative, che dovrebbero affrontare, caso per caso, i problemi legati alla realtà locale, si trasformano, in questa concezione totalmente errata della democrazia, in squallidi sondaggi pro o contro persone o partiti.
Tutto è un sondaggio vuoto, senza sostanza, slegato dalla vera politica

Vediamo per favore di fare chiarezza. Perché non siamo obbligati ad accettare la democrazia. Ma per chi, come me, ci crede, è importante che se ne accetti le opportunità e anche i contro. Per crescere come paese e come società.

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