Firma digitale e PEC: una rivoluzione solo cominciata

Si fa un gran parlare di E-Government, di rivoluzione digitale nella pubblica amministrazione, dello snellimento delle procedura grazie alle nuove tecnologie. Eppure da non so quanti anni sento parlare della carta che presto sparirà, della fine delle code agli uffici, della fine delle raccomandate cartacee (e costose). Eppure, mentre sentivo questi discorsi, mi trovavo a fare la coda alle poste in attesa di pagare i 9 euro della raccomandata 1 (si, perchè la ricevuta di ritorno è necessaria, e la raccomandata tradizionale ci impiega una settimana per arrivare), oppure a fare la coda al comune per il certificato X, o all’ufficio tal dei tali per il documento Y.

Ci sono due strumenti che sono legati in modo netto a questa novità,  per ora in gran parte….sulla carta (non c’è che dire….il gioco di parole mi è proprio riuscito bene stavolta!): la firma digitale e la PEC (Posta Elettronica Certificata)

Vediamo di spiegare, senza discorsi tecnici e noiosi, ma solo con l’uso di un esempio, in cosa consistano questi due strumenti.
Mettiamo che debba spedire la classica domanda per un concorso (quindi ad una PA), o un contratto di fornitura di un utenza telefonica (quindi ad un privato), o un contratto bancario (sempre ad un privato). Sono tutti casi in cui generalmente devo prendere il contratto, o la domanda, stamparla e compilarla (o compilarla al pc e poi stamparla), firmarla, metterla in una busta, e spedirla con raccomandata A/R (avviso di ricevimento).
Quali sono dunque i punti chiave di questa procedura?
La carta stampata, la firma, e la ricevuta di accettazione dell’ufficio postale (con data e ora) e la ricevuta di ritorno (con firma, data e ora dell’accettante).

Ora, dotandosi dei due strumenti firma digitale e PEC questi passaggi possono ridursi alla seguente procedura:
1) Compilo il documento (anche al PC laddove sia possibile, altrimenti lo stampo, lo compilo e lo scannerizzo)
2) Appongo la firma digitale, semplicemente inserendo il dispositivo di firma (una chiavetta, o un lettore con una smart card), inserendo il pin, e facendo un clic. Verrà fuori un file con estensione p7m, che contiene la firma, che può essere verificata con dei software gratuiti da chiunque. Questa firma sostituisce perfettamente quella autografa, quella con la penna per intenderci.
3)  Invio il file con estensione p7m tramite PEC (Posta elettronica certificata) al mio destinatario (che deve avere anch’egli una PEC). Così facendo avrò, se tutto va bene, due messaggi di risposta quasi immediati:  un primo messaggio che è la  ricevuta di accettazione (che sostituisce la ricevuta dell’ufficio postale), e un secondo messaggio con la ricevuta di consegna che è pari alla ricevuta di ritorno della racomandata). Entrambi con ora e giorno dell’invio, che saranno opponibili ai terzi.

Come vedete tutto gratuito, velocissimo, e con meno stress da parte di tutti.

Ora, si dirà, come faccio ad avere questi due strumenti?
Per quanto riguarda la PEC basta rivolgersi ad uno qualunque dei certificatori autorizzati dal governo. Il costo si aggira intorno ai 5-25 euro l’anno
Anche per la firma digitale c’è un elenco di gestori autorizzati. Il costo è di circa 40-80 euro (lettore compreso) una tantum, a cui andranno aggiunti i rinnovi ogni tre anni al costo di 10-20 euro.
Io ho entrambi i sistemi con ARUBA, ma sono da valutare anche Infocert delle camere di commercio, o Postecom di Poste italiane.

Per quanto riguarda la PEC dal governo (www.postacertificata.gov.it), bisogna stare molto attenti. Io ce l’ho e funziona abbastanza bene, ma ha un’importantissima limitazione: si può usare solo per comunicare con gli uffici della pubblica amministrazione, anzi solo con quelli che sono nell’elenco ufficiale delle PA. Quindi se si vuole avere un sistema di PEC utilizzabili con privati, o anche con quegli uffici pubblici ancora non nell’elenco bisogna necessariamente avere una PEC con altro gestore.

PEC_234x60b.gifTutto questo articolo per dire cosa? Che sarebbe l’ora di incentivare l’utilizzo di questi strumenti, magari fornendoli gratuitamente o quasi, e soprattutto non limitati. La PEC gratuita solo per comunicare con alcune PA non è sufficiente per avere un vero cittadino digitale. Non sarebbe affatto male avere la possibilità di evitare code agli sportelli, e di poter evitare soldi inutili alle poste, oltre che viaggi e stress! Speriamo di poter lasciare alla carta quel ruolo che nè una PEC nè una firma digitale potranno mai sostituire: quella igienica! ;)

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