Ecco dei dialoghi fra Simone, Igor e me, relativo al settembre-ottobre 2001
Simone, 19 dicembre 1999
Caro Andrea, ho visitato il vostro sito e l’ho trovato molto interessante e stimolante. L’idea tua e dei tuoi amici di creare uno spazio dove chiunque possa esprimere le proprie idee ed opinioni, libero da qualsiasi condizionamento per l’appartenenza o meno a questo o quello schieramento, è lodevole e deve essere incentivata. Alcune perplessità mi nascono dalla lettura del Programma, da te curato, di Indipendea. Vorrei quindi approfittare della libertà che mi offrite per esprimere le mie opinioni in proposito. Per prima cosa dalla descrizione del fine del movimento, cioè “Il bene di tutti, ovvero la massima felicità collettiva”, traspare una certa ingenuità che mal si addice ad un movimento che ha serie intenzioni di cambiare le cose. Il fine del movimento dovrebbe essere la realizzazione di uno stato di benessere nel quale ogni cittadino, e quindi la collettività, si trovi nelle condizioni di poter realizzare i propri obiettivi e quindi essere felice. Non può essere compito dello stato e della politica quello di dare felicità; quest’ultima deriva dalla realizzazione dei desideri e degli ideali di ciascuno. Lo stato di benessere che auspico deve derivare, come dici giustamente, da una maggiore libertà ed indipendenza del cittadino che dovrebbe guardare alle istituzioni come ad un gruppo di persone responsabili, capaci di tutelarlo e di garantirgli i fondamentali diritti di libertà e di espressione e non come all’attuale stormo di avvoltoi capaci solo di proibire e tassare. Non capisco cosa vuoi dire con “L’uguaglianza di trattamento deve essere vista sotto un punto di vista soprattutto meritocratico”. Nessuno discute che i cittadini debbano essere trattati in maniera uguale, specie quando si parla di sanità, giustizia ecc. La meritocrazia è un principio da applicare nel mondo del lavoro dove le retribuzioni devono essere commisurate all’impegno, alle responsabilità ed ai risultati raggiunti dal singolo ed implica perciò una doverosa e giusta disuguaglianza di trattamento. Scoraggiare l’uso dei motorini è sbagliato. Chi afferma che le due ruote (a motore, ovviamente) inquinano più delle auto non fa i conti con i tempi che i due mezzi di trasporto impiegano per raggiungere lo stesso luogo. A mio parare va fortemente incentivato l’uso di motorini e motocicli a quattro tempi ed elettrici nonché la ricerca ingegneristica, già in corso d’opera, per la realizzazione di motori sempre più efficienti e quindi dai bassi consumi. Ancora di più va favorito il trasporto pubblico, sia esso urbano che extraurbano, che deve essere capillare, puntuale ed economico per l’utente. Le ferrovie, per esempio, potrebbero alleggerire del 20% le loro spese tramite una sponsorizzazione massiccia dei convogli, così come avviene per gli autobus cittadini. Il problema è che in Italia manca una vera cultura del trasporto pubblico dovuta ad anni di inefficienza di chi lo ha gestito. Personalmente cerco di andare in bici! Altro punto cruciale è il risparmio energetico: i cittadini italiani necessitano di una profonda educazione sull’uso dell’energia, educazione che al momento manca e che ci porta spesso a scelte sbagliate e sfavorevoli da un punto di vista ambientale ed economico. Un esempio emblematico fu il referendum sul nucleare che circa tredici anni fa, sulla scia del terribile incidente alla ormai famosa centrale russa, portò alla messa al bando in Italia delle centrali nucleari. Forse mai come per quel referendum ci fu una campagna di disinformazione che evidenziò solo gli aspetti negativi dell’energia nucleare senza sottolinearne gli enormi pregi; non dimentichiamo, inoltre, che la maggiore quantità di energia elettrica la compriamo dalla vicina Francia che utilizza centrali termonucleari a due passi dai nostri confini! Veniamo ora al capitolo istruzione-educazione. La scuola deve assolvere a diversi compiti a seconda dell’età dell’individuo. All’inizio essa deve educare, ovvero creare le basi per lo sviluppo intellettuale dello studente (comunicazione, linguaggio, calcolo, apprendimento delle verità scientifiche, spiegazione scientifica dei fenomeni, conoscenza storica e geografica). Nella seconda fase si dovrà dare allo studente la possibilità di sviluppare un profondo senso critico che permetta l’apprendimento attivo di materie non fondamentali come quelle che tu citi. Ricordiamoci però che la scelta deve spettare all’individuo e non delle istituzioni, altrimenti si corre il rischio di catechizzare. Di fondamentale importanza è, secondo me, la messa al bando dell’insegnamento della religione nelle scuole di qualsiasi livello. L’educazione religiosa spetta alla famiglia, qualora questa ne abbia interesse. Istituire un servizio civile obbligatorio è assolutamente fuori luogo nel programma di un movimento che si propone di esaltare le libertà dell’individuo. L’impegno civile e sociale va incentivato ma non deve essere forzato in quanto perderebbe ogni finalità formativa. E’ giustissimo aiutare le famiglie, purché rientri nella definizione di “famiglia” qualsiasi nucleo di persone formato da una coppia di genitori che si amano, sposati o meno, e da un numero di figli, adottati o naturali, tutti conviventi sotto lo stesso tetto. Deve finire la discriminazione tra coppie sposate e non. I recenti tentativi di parificare, tramite un qualche atto formale, le coppie di fatto a quelle sposate sono solo una ridicola prova del fatto che una fetta dei perbenisti dai quali siamo governati non capisce, o non vuole capire, che chi non vuole sposarsi non lo fa proprio perché non se la sente di mischiare sentimenti e burocrazia. La televisione pubblica deve offrire un servizio educativo, informativo e soprattutto gratuito. La televisione privata deve essere liberalizzata. Entrambe devono essere monitorate al fine di garantirne la fondatezza dei contenuti.Ecco qui di seguito alcuni punti che secondo me dovrebbero andare ad integrare il programma del movimento: · Religione. Abolizione del concordato con la chiesa cattolica. La politica non deve mischiarsi con la religione, specie in un paese che, come l’Italia, si dichiara costituzionalmente laico. Le istituzioni dovrebbero tutelare chiunque, a prescindere dal credo, secondo i principi dettati dalla morale collettiva e non dai porporati. · Educazione sportiva. La mania per il calcio e per lo sport in televisione in genere, malattia che affligge una ormai preoccupante fetta di cittadini, scaturisce da una totale mancanza di vera cultura sportiva nonché di valori. Le istituzioni dovrebbero incentivare la pratica di uno o più sports che contribuiscano a formare il fisico e la mente dell’individuo. L’educazione sportiva dovrebbe arrivare ad avere la stessa dignità di quella scolastica. · Tutela delle minoranze · Tutela della salute del cittadino. Messa al bando delle sigarette e di qualsiasi tipo di droga (risulterò impopolare…) · Altro.. Spero che questa mia lettera contribuisca allo sviluppo del dibattito da voi iniziato. Avete tutto il mio appoggio Simone 19dic1999
Andrea
Ringrazio Simone, così come Igor, per i loro contributi, che ho tra l’altro trovato molto interessanti. Questo dimostra come sia posibile un dibattito che dia spazio alle idee di ciuscuno; chiunque ha idee da esprimere, e non ha nessuna importanza se è più o meno esperto di politica. La politica ha come fine l’uomo, e tutti siamo più o meno esperti dell’uomo. Vorrei in particolare commentare il contributo di Simone, approfittandone per puntualizzare alcuni aspetti, anche di principio, che non erano forse molto chiari. Simone rimane dubbioso alla lettura di quello che indico come fine principale del movimento: “Il bene di tutti, ovvero la massima felicità collettiva”…..giudicandolo ingenuo. Sarà dunque meglio che mi spieghi. “Non può essere compito dello stato e della politica quello di dare la felicità”, dice Simone; questo è assolutamente vero. Non è lo stato che dà la felicità, ma lo stato può instaurare le condizioni perchè questa felicità possa realizzarsi. Ma, anche in questo caso, il suo fine è, in ultima analisi, quello di dare la felicità; non direttamente, perchè questo è impossibile, bensì indirettamente. Facciamo un esempio: l’obbligo dell’uso del casco in motorino. A quale fine lo stato ha inserito, tra le già numerose limitazioni alla libertà, anche l’obbligo dell’uso del casco, anche per maggiorenni? A guardar bene, l’unico motivo può essere lo solo quello di fare il bene di colui che andrà in motorino, per difenderlo dai rischi di incidente grave. L’unico motivo può essere quello di difendere la felicità (in senso ampio) del cittadino, la cui salute è in pericolo. E l’esempio del motorino si può applicare anche a molte altre leggi cosiddette paternalistiche (cinture di sicurezza, censure su film e videogiochi, ecc..). Si potrebbe naturalmente discutere a lungo sull’effettiva bontà di questi mezzi per raggiungere il fine desiderato, e cioè la difesa della felicità, salute, integrità del cittadino mediante limitazioni della sua libertà di scelta. Sono il primo a ritenere che la libertà sia il primo ingrediente della felicità, e che qualunque imposizione, se non viene interiorizzata, è inutile, se non addirittura dannosa. Simone ha dubbi sul fatto che lo stato si debba preoccupare della felicità: e ha ragione, se questa deve essere una scusa per poter obbligare e proibire. Molte circostanze della vita sfuggono al potere statale, ma il compito dello stato deve essere soprattutto quello di far acquisire alle persone quella capacità di pensare, in modo che possano scegliere in vera libertà, anche sostanziale. Educare a pensare, non istruire. E creare, ovviamente, quelle condizioni materiali in cui effettivamente ognuno possa scegliere la propria strada. E’ chiaro: non sarà lo stato che può dare l’amore, ma nessuno pretende che questo rientri nei suoi compiti. Sull’uguaglianza di trattamento Simone ha perfettamante ragione. L’unica cosa che vorrei far notare è che non è assolutamente pacifico che le persone debbano essere trattate in modo uguale. E’ chiaro che il trattamento spesso differisce in base a vari criteri. Il merito è uno dei questi. Ma esistono anche altri criteri, come l’anzianità o il reddito, che vengono usati anche troppo per decidere di promozioni, stipendi, tasse, e tariffe. E in moltissime situazioni non è assolutamente lecito prevedere diversità di trattamento in base a criteri. Esistono situazioni in cui, a mio modesto parere, tutti, per il solo fatto di essere individui, hanno diritto ad un uguale trattamento, indipendentemente dal merito o dal reddito. E’ assurdo che si pensi a differenziare le tariffe degli autobus in base al reddito, così come le mense o le tasse universitarie. Esiste già un meccanismo di redistribuzione del reddito; non è lecito aggiungerne un altro, che crea disparità di trattamento a chi utilizza uno stesso servizio. Senza contare la cosa più importante, cioè i problemi pratici che derivano dal conoscere il reddito di una persona. Giusto è il meccanismo delle ferrovie: se vuoi andare in prima classe, paghi di più. E’ una scelta libera, e il prezzo maggiore è corrispettivo di un servizio diverso. Sull’ambiente, i trasporti, l’energia e l’informazione sarebbero da dire tante cose…ne scriverò in separata sede, sperando anche nell’aiuto di chi esperto del settore. Sul capitolo istruzione-educazione sono d’accordo con quello che dice Simone. Non si deve catechizzare, bensì educare a pensare, e stare attenti a spacciare per verità ipotesi. Questo a tutti i livelli. Non molti sanno, per esempio, che non è mai stato dimostrato che L’AIDS sia o meno una malattia infettiva provocata dal virus Hiv. Tutti sanno invece che L’Aids è provocato dal virus Hiv, nonostante sia solo un’ipotesi, peraltro dubbia. Si pensa molto a catechizzare sull’argomento, ma non a indagare sulla verità. Stiamo attenti alle “verità scientifiche”, perchè molte di esse sono tutt’altro che verità. Per quanto riguarda l’insegnamento della religione, penso che debba essere mantenuto uno studio delle religioni, al pari delle filosofie. Lo studio delle religioni (e non solo di una) è molto educativo, perchè mette a confronto diverse visioni del mondo, diverse culture, e può aiutare a fare una serie riflessione sui problemi più profondi dell’uomo. Sul servizio civile non obbligatorio sono perfettamente d’accordo. La proposta che io e Stefano abbiamo fatto non si può più chiamare servizio civile, perchè è in realtà un completamento della scuola, obbligatorio allo stesso modo della scuola dell’obbligo, e in periodo scolastico. E’ solo una proposta, che aiuterebbe il giovane a calarsi in alcune realtà. La finalità sarebbe esclusivamente educativa, al pari delle lezioni scolastiche, non una forza lavoro in più per lo stato come è ora. Anche sulla famiglia e il matrimonio sono d’accordo. Non conta il pezzo di carta. la burocrazia non ha niente a che vedere col sentimento e con la famiglia. Sono d’accordo sulla necessità di un tv pubblica educativa, così come sull’abolizione del concordato, e anche su un’educazione sportiva ( cui si dovrebbe aggiungere necessariamente un’educazione civica seria), sulla tutela delle minoranze. Non assolutamente sul divieto delle sigarette e delle droghe. Il sottoscritto odia sia fumo che droghe, ma si rende conto che non è con il divieto che si risolvono i problemi (senza contare che cosa accadrebbe nella pratica una volta vietate le sigarette) Un grazie sentito dunque a Simone… le cui proposte e critiche sono state molto costruttive.
Simone
Ciao Andrea, ti ringrazio per la risposta ai miei commenti; mi ha dato soddisfazione constatare che anche un non tecnico come me viene preso in considerazione per la discussione di certi temi. Sono d’accordo con te quasi su tutto ma ci terrei a puntualizzare alcune cose. In primo luogo io ho parlato di meritocrazia come di criterio di differenziazione da applicare nel mondo del lavoro. Concordo pienamente con te quando dici che e’ assurdo differenziare in base al reddito quando “Esiste già un meccanismo di redistribuzione del reddito; non è lecito aggiungerne un altro, che crea disparità di trattamento a chi utilizza uno stesso servizio”. Non sono un tecnico di politica ed economia ma penso di poter dire la mia riguardo ad energia, ambiente e, marginalmente, ai trasporti. Lavoro infatti nel gruppo TEEG (Turbomachinery, Energy and Environment Group) del Dipartimento di Energetica dell’universita’ (Ingegneria Meccanica). Sarei percio’ lieto di conoscere alcune tue opinioni in proposito. Veniamo al capitolo educazione. La mia mentalita’ estremamente pragmatica mi ha sempre portato a rifiutare risposte non scientifiche a domande importanti. Quello che volevo e voglio ribadire e’ l’importanza dell’insegnamento dell’approccio scientifico ai problemi in quanto e’ solo con un metodo di ricerca scientifico che l’uomo ha saputo dare delle vere risposte. E’ sbagliato sostenere che la scienza non riuscira’ mai a risolvere alcune questioni. Le capacita’ dell’uomo ci permetteranno, col tempo, di rispondere a tutti i quesiti. Non importa se qualche volta la scienza sbaglia o non e’ esauriente (e cio’ accade piu’ raramente di quanto pensi), importa capire ed insegnare che la scienza e’ l’unico strumento. Non sono totalmente d’accordo con te quando dici che “Lo studio delle religioni (e non solo di una) è molto educativo, perchè mette a confronto diverse visioni del mondo, diverse culture, e può aiutare a fare una serie riflessione sui problemi più profondi dell’uomo.” Lo studio della religione puo’ essere anche molto diseducativo. Basti pensare che la maggior parte delle dottrine sono nate a) per dare un’assurda consolazione all’eterna paura della morte e b) per giustificare la sottomissione dei deboli da parte dei potenti. La religione e’ da sempre la vera nemica della cultura e della conoscenza. Purtroppo lo e’ tuttora. [...] DIMENTICAVO… Quando parlo di divieto al fumo e alle droghe e’ chiaro che non intendo “da oggi niente sigarette nei negozi”. Penso comunque che far pagare 15.000 Lire un pacchetto di catramine non sarebbe un cattivo inizio, purche’ il provvedimento sia accompagnato ad una vera lotta al contrabbando (non come ora che ogni tanto fanno una ripresina dall’elicottero della finanza per soddisfare il grande pubblico mentre, sottobanco, sono tutti d’accordo). Ciao Simone
Andrea
Grazie innanzitutto per il tuo ennesimo contributo. Avrei da fare delle semplici osservazioni.
1) Per quanto riguarda il capitolo trasporti, sono da sempre un fautore convinto del trasporto pubblico. Purtroppo l’uso di quelle scatolette di latta chiamate auto, e, in parte, dei motorini, quando diventa abuso, rende le nostre città assolutamente invivibili per una persona. Pensiamo allo smog, allo spazio occupato, al traffico, al rumore. E il problema si fa anche sentire fuori dalle città, laddove le autostrade sono sempre intasate, mentre le ferrovie non riescono a dare un servizio che sia all’altezza. Quella che va cambiata, prima di tutto, è la mentalità. Fino a quando verrà usata la macchina anche quando se ne potrebbe fare a a meno non c’è nessuna possibilità di cambiare le cose. Sarà che io sono sempre stato un amante del treno. Sarà che in treno ho passato momenti stupendi, da tutti i punti di vista. Sarà dunque che io ho una mentalità probabilmente opposta; non mi limito a non amare le macchine, ma proprio le odio. Però mi rendo conto che parte di questo odio è giustificato anche da fattori non sentimentali. E osservo…osservo che in città devo urlare per farmi sentire; che devo fare lo zig-zag fra i pedoni racchiusi in uno spazio pari al 20% della strada, fra macchine in movimento ed in sosta; che si fa fatica a respirare per l’incredibile puzzo; che per fare pochi metri, anche in autobus, devo stare delle ore. Questo vedo..e osservando l’interesse generale che c’è su questo argomento aprirò fra breve un dibattito anche qui, sui trasporti e sulle ferrovie, perchè sono un patrimonio di civiltà importante assolutamente da difendere.
2) Scienza e religione. Comprendo gran parte dei motivi che ti spingono ad essere contrario ad ogni forma di insegnamento della religione, e a quest’ultima in generale. Anch’io sono un fautore della scienza. Ma, appunto per questo, non voglio mai trovare delle conclusioni affrettate. E’ vero che la scienza può arrivare a rispondere a molti, se non tutti, i quesiti fondamentali dell’esistenza. Però bisogna stare molto molto attenti. Innanzitutto non dobbiamo correre nell’errore di considerare certe ipotesi scientifiche come dogmi. Questo è un errore che si è ripetuto molto spesso nella storia della scienza, e che ha provocato dei clamorosi flop. Si pensi alla storia della medicina: per molto tempo malattie dovute alla carenza di vitamine sono state interpretate come malattie infettive, provocate da virus. Questa idea per molto tempo è stato un dogma; chi la pensava diversamente era un eretico. Adesso chi dice che l’Aids non è una malattia infettiva è ugualmente considerato eretico; si badi bene: non considerato nell’errore, bensì eretico, visto che spesso non ci si preoccupa di confutare con prove scientifiche certe ipotesi. E in molti altri campi della scienza vige questo principio; quindi stiamo molto attenti a non trasformare la scienza in una forma di religione, perchè questo rischio esiste. Ma il punto fondamentale è che, a mio avviso, non esiste nessun conflitto tra scienza e religione. Nessuno ha mai dimostrato come è nato il mondo, quanto è grande l’universo, e per quale motivo si sono verificate le condizioni, assolutamente uniche, per cui l’universo ha potuto permettere la nascita di forme di vita e non essere assolutamente caotico come la cieca cusualità dovrebbe permettere. Anche la scienza può, in linea di principio, rispondere a queste domande, e può formulare ipotesi. Ma molto spesso (vedi il caso di Paul Davies), l’ipotesi può essere proprio l’esistenza di una qualche forma di Dio. E comunque, è assolutamente indiscutibile che nel mondo esistano religioni che, per molti popoli, assumono una veste prioritaria nella vita di tutti i giorni (si pensi al popolo musulmano). E’ dunque assurdo, secondo me, che certe cose non vengano insegnate, perchè fanno parte del patrimonio dell’umanità. Sono d’accordo con te quando dici che la religione non deve assumere la forma di dogma contario al senso critico. Se la religione deve essere solo un modo per favorire gerarchia e ottundere le menti, allora hai perfettamente ragione. Ma lo studiare vari dogmi, serve proprio a rendersi conto che ci sono varie visioni del mondo, e questo in parte dovrebbe aprire la mente.
3) Ultima, breve osservazione. E’ possibile che parte della finanza si comporti come dici tu, in modo complice. Ma, ripeto due parole: possibile e parte. Prima di tutto è anche questa un’idea, su cui si può essere più o meno d’accordo. E’ giusto avanzare dubbi, ma non considerare questi dubbi come certezze. E poi, bisogna fare molta attenzione a non generalizzare. Giusto condannare chi si comporta in un modo non corretto, ma non condannare una categoria, fra cui ci possono trovare persone scorrette, così come persone correttissime. Possiamo certo dire molto sulle procedure di controllo, sull’organizzazione, ecc, ma non possiamo dire nulla sulle persone, se non avanzando un’ipotesi, peraltro solo statistica. Questa osservazione prescinde naturalmente dal caso concreto..è un osservazione di generale prudenza, che volevo fare.
Simone
Caro Andrea,ti ringrazio per l’attenzione che continui a mostrare nei confronti dellemie opinioni. Devo dire che il mio ultimo contributo era pensato come semplice e personale risposta alla tua prima replica. Non pensavo che venisse nuovamente inserito nel sito. In tal caso sarei stato molto piu’ pacato e attento nel fare certe affermazioni (vedi il caso della lotta al contrabbando dove, in realta’, concordo pienamente con te nel dire che non bisogna generalizzare…). Faccio pubblica ammenda e ne approfitto per aggiungere alcune puntualizzazioni. (1) TRASPORTI. Sono pienamente d’accordo con te. Teniamo presente, pero’, che certe tipologie di lavoratori hanno bisogno di spostarsi rapidamente all’interno della citta’ e non esiste servizio pubblico, reale o ideale, che possa completamente sopperire all’uso di un motociclo. Cerchiamo, piuttosto, di migliorare l’autonomia dei ciclomotori elettrici e di abbassare le emissioni di quelli a combustione interna. I motorini hanno infatti l’enorme pregio di smaltire il traffico. Si’ alle macchine con almeno tre persone a bordo e al potenziamento del servizio pubblico, specie quello urbano (vedi il mio primo contributo). (2) SCIENZA E RELIGIONE. Ribadisco che il metodo scientifico porta e portera’ sempre alla verita’. Se alcune ipotesi scientifiche vengono prese come dogmi prima di essere verificate, vuol dire che il metodo scientifico non e’ stato seguito. Esso prevede infatti: a) una prima formulazione dell’ipotesi di partenza seguita da b) ideazione di un modello fisico-matematico capace di interpretare la realta’ del fenomeno e quindi c) verifica o confutazione dell’ipotesi di partenza. Scienza e religione non andranno mai d’accordo per il semplice motivo che partono da ipotesi diverse, seguono metodi diversi e quindi giungono inevitabilmente a conclusioni diverse. Paul Davies, nel suo libro “Dio e la nuova fisica”, giunge alla conclusione, peraltro scontata, che la scienza attuale non e’ in grado di confutare l’esistenza di un Dio inteso come entita’ astratta che ha dato origine all’universo. Il fatto che Paul Davies, scienziato, avanzi l’ipotesi dell’esistenza di un Dio, non significa che tale ipotesi sia scientifica; essa deve essere verificata o confutata. Teniamo conto, inoltre, che Davies rappresenta una “mosca bianca” nel mondo scientifico; egli non e’ altro che un furbo scrittore che ha sfruttato l’idea di mettere d’accordo atei e non per pubblicare un librino facilmente commerciabile e leggibile. L’ipotesi dell’esistenza di un Dio e’ assai raramente presa in considerazione dagli addetti ai lavori. (3) FUMO. Il problema del fumo non si porrebbe se i fumatori fossero abbastanza educati e rispettosi da non fumare nei locali pubblici o, comunque, in presenza di persone che sono infastidite dal fumo. Le leggi in proposito esistono ma non sono rispettate e NIENTE viene fatto per farle rispettare (avete mai visto un rappresentante delle forze dell’ordine che entra in un pub il sabato sera pregando i presenti di smettere di fumare e multando il gestore del locale per non aver provveduto a far rispettare il divieto?). Il fumo deve essere combattuto non tanto perche’ arreca danno ai fumatori, i quali sono liberissimi di decidere sulla propria salute, quanto perche’ ad essere maggiormente danneggiate sono le vittime del cosiddetto fumo passivo. Grazie di nuovo e a presto
Igor
Ho visitato il vostro sito e penso che la vostra sia un’ ottima idea. Anch’ io avevo in mente di fare qualcosa di simile, ma non ne ho mai avuto il tempo. Vi allego una bozza delle idee che mi sono venute in mente. Premetto che non sono un esperto di politica e che non faccio parte di alcun partito, ma ero stufo di sentire la gente lamentarsi senza che nessuno poi faccia niente x migliorare la situazione. Alcune cose probabilmente le troverete banali e/o utopistiche, comunque leggetele e fatemi sapere cosa ne pensate. Credo che Internet sia l’ unico strumento di informazione di massa libero rimastoci. Qualsiasi parte di territorio è diviso in Comuni, Province e Regioni. Adesso la maggior parte delle tasse va prima allo Stato e diviso poi ai vari enti pubblici e Comuni. Dando invece i soldi delle tasse prima ai Comuni e poi, in minima parte allo Stato, si avrebbe come conseguenza un controllo migliore da parte degli stessi contribuenti, che finalmente potranno vedere dove vanno a finire i loro soldi, e una maggiore conoscenza delle reali necessità di spesa d’ogni singolo Comune. Tale controllo da parte dei cittadini potrà anche essere effettuato obbligando i Comuni ad esporre ogni sei mesi un bilancio sui vari giornali locali distribuiti ormai in ogni paese, così come fanno le ditte private con i propri soci. Bisogna cominciare a considerare i cittadini come diretti partecipanti alle attività del Governo del proprio paese e non più come elettori che subiscono passivamente tutto quello che i parlamentari, che dovrebbero in teoria rappresentarli, decidono. Per fare questo è necessario trasformare poco per volta l’attuale forma di democrazia “rappresentativa” in democrazia “diretta” tramite dei referendum, che sono l’unico vero mezzo d’espressione della maggioranza, chiari e precisi. Bisognerà attuare delle riforme per trasformare i referendum in mezzi propositivi e non più solo abrogativi, come lo sono ora, e fare delle leggi di modo che non diventino mezzi pericolosi a disposizione di chiunque (es : stabilire su quali temi non possano intervenire e aumentare il n° delle firme che occorrono per proporli). Dato che molte delle leggi necessarie saranno votate e proposte direttamente dai cittadini, si potrà diminuire finalmente il N° dei parlamentari e dei partiti. Ridurre gli stipendi dei parlamentari e dei politici. Come conseguenza si avrebbero meno persone interessate soltanto ad ottenere guadagni facili e più persone che si occupano di politica x un reale interesse o passione. Eliminare tutte le cariche di senatore a vita, per lo meno di coloro che hanno già degli altri redditi sufficientemente alti. Dare ad ognuno la possibilità di scegliere tra Pensioni private e pubbliche (debito INPS ad Ottobre 1997 = 24mila miliardi) e cercare di privatizzare anche l’INPS Favorire l’assistenza sanitaria privata e stabilire delle tariffe massime x tipo di prestazione. Si potrebbe pensare (Referendum) di creare tre diverse sedi del Parlamento (Nord, Centro, Sud) così da avvicinare maggiormente la politica ai cittadini e ai problemi delle singole realtà del Paese. In questo modo inoltre i parlamentari non dovrebbero più recarsi fino a Roma x lavorare (con minori spese di trasferta). Questi Parlamenti saranno poi collegati tra loro attraverso strumenti nuovi, come apparecchi x videoconferenze e apparecchi telematici. Creare un esercito professionista che creerà nuovi posti di lavoro; sarà meglio attrezzato e sicuramente più preparato. Far fare ai giovani un periodo (8 –10 mesi) di servizi utili (con compiti e orari di lavoro ben precisi) presso enti pubblici o privati (servizio civile) nei dintorni del proprio paese. Ci sarebbero meno spese di vitto e alloggio inutili e possibilità maggiori per i giovani di conoscere nuove realtà e persone che potranno essere loro utili in seguito per trovare un lavoro. Inoltre i Comuni risparmierebbero soldi per quei piccoli lavori che comunque dovrebbero pagare. Liberalizzare le droghe leggere (Referendum) e regolare la prostituzione. Si tolgono alla delinquenza organizzata soldi, poteri e si aumentano le entrate dello Stato su soldi che in ogni caso girano (v. l’esempio dell’Olanda). Far seguire una campagna x informare maggiormente sui rischi e cui si va’ incontro e finanziare maggiori studi in proposito. Riforma della scuola ascoltando anche delegazioni di studenti e professori che meglio conoscono la realtà scolastica e potrebbero sicuramente proporre idee nuove. Non poter più permettere ad insegnanti che hanno oltrepassato l’età della pensione di tornare ad insegnare e facilitare così l’inserimento di giovani professori e di nuovi metodi d’insegnamento. Aumentare i controlli sulle ripetizioni che ormai la maggior parte dei professori danno dopo l’orario di lavoro quasi esclusivamente senza il rilascio d’alcuna fattura, distinguendo tra professori che hanno già un posto fisso da universitari e disoccupati. Con l’assistenza sanitaria e le pensioni private le assicurazioni si farebbero maggiore concorrenza e inoltre porterebbero molti posti di lavoro in più (aumentando il giro d’affari sicuramente assumerebbero molte nuove persone). Abolire i contributi ai sindacati e renderla una scelta facoltativa. Sarebbe sufficiente che, quando il Governo discute leggi sul lavoro ascoltasse anche il parere dei lavoratori al limite con un referendum. Aumentare i controlli sul lavoro dei dirigenti e degli impiegati pubblici diminuendo alcuni privilegi (per esempio donne che si fanno assumere e poi, dopo qualche mese, rimangono a casa x anni in maternità) ma anche incentivare con aumenti di stipendio chi lavora meglio. Attivare un numero verde x ogni Comune x ascoltare le proteste e consigli dei cittadini (anche riguardo gli stessi impiegati). Impiegare i carcerati (almeno quelli x reati non gravi) per lavori utili (forse riuscirebbero anche a reintegrarsi meglio una volta usciti da galera). Favorire il lavoro part-time (soprattutto x le donne), le nuove assunzioni e gli investimenti facendo pagare meno tasse a chi assume o investe. Più informazioni sui corsi di preparazione al lavoro (finanziati anche dalle regioni) e incentivi e aiuti sulle nuove imprese (soprattutto formate da giovani). Molti finanziamenti sarebbero già disponibili, ma rimangono inutilizzati x mancanza d’informazione o per difficoltà burocratiche (addirittura esistono organizzazioni private che aiutano i giovani a ricevere tali finanziamenti). Far detrarre tutte le spese, in misura maggiore x le spese necessarie (visite specialistiche, dentisti ecc.), allegando scontrini e/o fatture alle dichiarazioni dei redditi. Tutti pagherebbero le tasse perché la gente pretenderebbe lo scontrino. Maggiori controlli sull’assegnazione delle case popolari (Ragioniere capo di un Comune in una casa popolare!) Trasmettere tramite una delle reti della televisione di Stato i lavori del Parlamento.
Andrea
Grazie Igor dela tua asidua partecipazione. Faccio qui qualche osservazione sulle tue proposte varie. Per quanto riguarda lo spostamento dell’imposizione fiscale verso i comuni, posso dire di essere abbastanza d’accordo. L’unico problema riguarda le zone il cui il comune ha un importanza non fondamentale per la vita dei cittadini che lo compongono. Si pensi ai comuni limitrofi ad una grande città, che praticamente gravitano intorno alla citàà stessa, usuefrendo dei servizi globali dell’area. Sono state da tempo istituite le aree metropolitane per legge, ma queste non hanno per niente, a tutt’oggi, l’importanza che dovrebbero avere, anche come imposizione fiscale. Le stesse provincie, in mancanza dovrebbero (e qui vado controcorrente) assumere un’importanza maggiore, almeno per quanto riguarda i trasporti, la scuola e il lavoro. Giustissimo il discorso sui referendum, l’unico mezzo che, in una vera democrazia, è in grado di far sentire la voce dei cittadini. Tutti sappiamo che sono mezzi pericolosi, ma l’ultima parola spetta sempre al voto dell’elettore, che quindi, anche se sottoposto a campagne di ogni tipo, è perfettamente libero di scegliere quello che vuole. Libero in senso formale, non sostanziale; ma la libertà formale è l’unica che può essere veramente garantita in una democrazia. Per garantire anche quella sostanziale, l’unico strumento è l’educazione al pensiero e al senso critico. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Non è certo con l’abolizione di campagne, spot, ecc… che possiamo garantire la libertà di scelta del cittadino, perchè solo una persona che pensa è veramente libera. Sul numero dei parlamentari e dei partiti. Il primo è sicuramente eccessivo già ora. Intanto la doppia camera è solo una perdita di tempo. E, soprattuto, per come è organizzata la politica adesso, è chiaramente eccessivo il numero dei parlamentari. Spesso molti si riducono ad essere solo un numero di pecore che segue le direttive del partito. E naturalmente io, come uno dei fondatori di indipendea, non posso che essere disgustato da questo. Ogni persona, e dunque ogni parlamentare, ha diritto ad avere una sua idea, perchè chiunque che pensi può arrivare a conclusioni diverse. Non siamo uguali…sarebbe la fine del mondo, la cui bellezza risiede anche, e forse soprattutto, nella diversità. In un sistema in cui ogni persona pensante esprime la sua idea..allora andrebbero bene anche 10000 parlamentari. ma così come stanno le cose adesso, sono già troppi 1000. E’ evidente che sui partiti ho un idea derivante dal discorso precedente. per me i partiti sono solo organizzazioni elettorali, che permettano di aggregare persone che abbiano qualcosa in comune (solo qualcosa), al fine di essere votati con più facilità dagli elettori. Una volta eletti, il partito non dovrebbe influenzare la libertà dei parlamentari in modo esagerato, per le motivazioni che ho già spiegato. Dovrebbe essere solo un luogo di dibattito, come facciamo noi. E’ dunque evidente che, a mio avviso, non è certo un male se i partiti sono tanti. E gli stipendi dei parlamentari? Su questo punto non sono troppo d’accordo con te. Non penso che sia una questione importante, però, se devo dare un parere, penso che con stipendi alti si limitino le possibilità di truffe, furti e tangenti. Eliminare le cariche di sentore a vita…forse. Stiamo soprattutto attenti a chi vengono date. Sulle privatizzazioni, soprattutto della sanità, io sono d’accordo in linea generale, ma cauto. Il principio da seguire è, secondo me, quello di sussidarietà. Lo stato deve occuparsi di tutto ciò che i privati non riescono a fare, o fanno male. penso che certi servizi vadano garantiti a tutti. Se ci riesce il privato, bene; se questo offre un servizio insoddisfacente o troppo caro, allora bisogna ricorrere allo stato. Nel caso della sanità dunque, il discorso è dunque questo. Ben venga l’assistenza privata e la possibilità di scelta. Non c’è motivo di limitarla. Però va garantito un servizio a tutti, visti gli alti prezzi dei privati; quindi l’assistenza statale è d’obbligo, se pur in conocrenza con quella privata. da notare che lo stesso discorso vale, per me, almento per la scuola e i trasporti. ma ne riparleremo. Sulle sedi del parlamento si può discutere, mentre sono d’accordo sull’esercito professionista. Sul servizio civile ho già parlato. E’ una questione delicata. Non sono d’accordo assolutamente su un servizio civile che serva per compiere i lavori che dovrebbero essere svolti dai dipendenti pubblici. L’organizzazione pubblica purtroppo è allo sfascio. Molti non hanno da fare nulla, perchè impiegati in uffici inutili..e i servizi non funzionano. Secondo me è proprio una questione di organizzazione. Non c’è certo carenza di personale nel settore pubblico: è semplicemente impiegato molto male. Sulle liberalizzazioni io sono generalmente d’accordo. Non è con la censura che si risolvono i problemi, bensì con una vera educazione a pensare, anche in modo introspettivo. Penso che una delle nostre principali difficoltà sia quella di conoscere noi stessi, presi come siamo dal seguire mode e correnti. Se davvero acquisissimo uno spirito libero e indipendente, non ci sarebbe bisogno di censure e proibizioni per capire che la droga fa male, così come il fumo, l’andare con le prostitute o il gioco d’azzardo se diventano manie. Tutto ciò che fa diventare schiavi, in senso fisico o psicologico, è dannoso a noi stessi. Ed è questo che dobbiamo far capire. Che quello che conta nella vita è qualcosa di ben più importante, probabilmente la serenità e l’amore. Ben vengano dunque le liberalizzazioni, nel rispetto ovviamente della libertà altrui (cioè, lasciamo liberi di fumare, sigarette e spinelli, ma solo in mancanza totale di altre persone) Sulla scuola, vista la sua imprtanza, verrà aperto presto un capitolo apposito, così come sul lavoro e l’orientamento scolstico e professionale. Giudico personalmente alcune tue proposte interessanti e da discutere. Sono favorevole all’impiego dei carcerati per lavori utili, all’individuo e alla collettività. Per quanro riguarda la detrazione dalle tasse, può essere un sistama valido, quello da te proposto per limitare l’evasione. Forse un pò poliziesco, ma valido. Ultima osservazione. Esiste già, su satellite, un canale che trasmette i lavori del parlamento. Ovviamente però…sono quasi sempre visualizzate due strisce con avviso che fa notare che il parlamento non lavora. Bè….siamo in italia…..
Igor
Vedo con piacere che il sito stà ricevendo nuove proposte ogni giorno e tutte mi sembrano piuttosto interessanti.L’unico dubbio che ho è che così facendo, credo che non si riesca a raggiungere niente di concreto e rimarrebbero solo parole scritte e discusse da un numero limitato di persone. Inoltre ho notato che non c’è possibilità di comunicazione diretta tra i vari partecipanti. Io, per esempio, ero curioso di sapere cosa ne pensassero gli altri delle mie proposte, ma non ho ricevuto alcun commento.Penso che una soluzione sarebbe far comparire anche l’indirizzo e-mail di chi scrive oppure creare una stanza su C6 ,o altri programmi di chat, dove glinteressati possano discutere on line. Un’ ultima cosa:oggi ho notato che sullla nuova versione del sito non avete più messo il mio contributo. Mi rendo conto che forse le proposte erano troppe e sarebbe stato noioso leggerle tutte,ma sarebbe stato forse più interessante farne vedere 1 o 2 alla volta e sapere gli altri cosa ne pensavano. Tanti saluti a tutti e continuate così…state facendo un buon lavoro. P.S. : Rispondetemi al più presto .Grazie. IGOR 28/12/1999
Andrea
Ciao Igor, e grazie. Rispondo alle tue perplessità. Innanzitutto, per quanto riguarda il fatto che siano solo parole…bè, dobbiamo essere comunque un certo numero prima di poter fare qualcosa di concreto. E’ giusto partire dalle idee, per poi provare a tradurre queste idee in fatti. Per quanto riguarda il discorso della comunicazione, penso invece che il sito sia un’ottima possibilità di comunicazione: più riflessiva sicuramente di una chat, e più aperta sotto il punto di vista temporale. Se qualcuno vuole rispondere alle 5 di mattina, lo può fare. Nella sezione “Chi siamo”, sarà presto inserita una parte in cui verrano presentati i vari partecipanti, ovviamante esclusivamente con i dati che ognuno vorrà fornire. Chi vuole avrà scritto solo il nome, o pseudonimo, chi lo preferisce anche l’e-mail, o altro. Presto questo sarà fatto. Sarà così possibile anche comunicare tra partecipanti, volendo, nonostante non sia assolutamente necessario, visto che il dibattito si può svolgere anche nello spazio del sito. Per quanto riguarda invece il tuo contributo, mi sa che non ti sei accorto che non è stato levato affatto; anzi, è stato addirittura “promosso” nella sezione programmi; per questo non lo trovavi. Nessuno, salvo me, ha ancora replicato specificatamente alle tue idee, che io trovo peraltro molto interessanti, soprattutto perchè mi sembri finalmente uno dei pochi democratici rimasti in italia. Comunque..aspettiamo.. Ciao Igor, e grazie ancora. Andrea











Ciao, bellissimo questo blog. Complimenti.