La pena dei trasporti

E’ mai possibile che oramai sia diventato un incubo muoversi? Ogni tipo di spostamento sta sempre di più diventando un tormento. E’ incredibile come nell’era in cui viene incoraggiata la mobilità spostarsi sia diventato così difficile. Purtroppo però non si può che notare come, dopo un lungo periodo di miglioramento dei trasporti, con più strade, più automobili, più aerei, ecc, negli ultimi anni il degrado degli spostamenti stia aumentando a ritmo vertiginoso. Nelle percorrenze brevi il peggioramento è stato notevolissimo: Parliamo delle città. Le infrastrutture sono sostanzialmente sempre le stesse (penso per esempio a Firenze, la mia città). Purtroppo però le auto sono aumentate a dismisura, e da vantaggio questa è diventata la nostra disgrazia. Viviamo in mezzo alle code, forse vittime anche del fatto che la gente si muove sempre alle stesse ore (altro problema), e del fatto che le amministrazioni non sono minimamente in grado di gestire il trasporto pubblico. Gli autobus, lungi dal migliorare, peggiorano. Insomma….muoversi in città è oramai un tormento. Pensiamo alle distanze brevi e medie, all’interno della regione. Qui la situazione è simile. Le ferrovie stanno subendo un degrado senza precedenti. Ho sempre pensato che, al di là di tantissimi discorsi, quello che veramente conta per poter offrire un buon servizio, almeno come condizione necessaria, è una buona rete ferroviaria. Bene..diamo un’occhiata a quante ferrovie sono state . . . → Leggi tutto: La pena dei trasporti

Dialoghi di autunno 2001

Ecco dei dialoghi fra Simone, Igor e me, relativo al settembre-ottobre 2001

Simone, 19 dicembre 1999

Caro Andrea, ho visitato il vostro sito e l’ho trovato molto interessante e stimolante. L’idea tua e dei tuoi amici di creare uno spazio dove chiunque possa esprimere le proprie idee ed opinioni, libero da qualsiasi condizionamento per l’appartenenza o meno a questo o quello schieramento, è lodevole e deve essere incentivata. Alcune perplessità mi nascono dalla lettura del Programma, da te curato, di Indipendea. Vorrei quindi approfittare della libertà che mi offrite per esprimere le mie opinioni in proposito. Per prima cosa dalla descrizione del fine del movimento, cioè “Il bene di tutti, ovvero la massima felicità collettiva”, traspare una certa ingenuità che mal si addice ad un movimento che ha serie intenzioni di cambiare le cose. Il fine del movimento dovrebbe essere la realizzazione di uno stato di benessere nel quale ogni cittadino, e quindi la collettività, si trovi nelle condizioni di poter realizzare i propri obiettivi e quindi essere felice. Non può essere compito dello stato e della politica quello di dare felicità; quest’ultima deriva dalla realizzazione dei desideri e degli ideali di ciascuno. Lo stato di benessere che auspico deve derivare, come dici giustamente, da una maggiore libertà ed indipendenza del cittadino che dovrebbe guardare alle istituzioni come ad un gruppo . . . → Leggi tutto: Dialoghi di autunno 2001