Di Andrea Ciampi, il 03/09/2011
Anno 2011. Web 2.0, social network, il mondo in rete. Eppure in Italia ancora non vogliamo sfruttare l’enorme potenzialità che la rete ci dà. Non occorre arrivare a pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei cittadini (che sarebbe una clamorosa invasione della privacy) per facilitare la vita ai cittadini e avere un minimo di trasparenza nella pubblica amministrazione. Procedo per esempi, così almeno mi perdo meno in chiacchiere.
Mondo della scuola: ci sono delle graduatorie (non mi dilungo su quante ce ne sono e sul funzionamento, spesso perverso di ognuna di esse, per non indurre qualcuno al suicidio). Gli insegnanti aspiranti a entrare in ruolo o a fare delle supplenze hanno un punteggio, in base al servizio che hanno svolto presso le scuole, o ai titoli posseduti (lauree, master, ecc). Naturalmente è chiaro a tutti che ogni servizio svolto viene registrato dal ministero in un database informatico, e che ogni titolo posseduto compare in un altro database delle università, a meno che qualche hacker non sia intervenuto nel fare qualche scherzetto. Dato questo fatto, sappiate che i docenti che fanno domanda per entrare nella graduatoria o aggiornare il punteggio devono dichiarare tutto quello che hanno fatto (servizi e titoli), in un modulo cartaceo complicatissimo; ovviamente il tutto soggetto a controlli a campione, che avvengono sapete come? Forse consultando il database dell’università . . . → Leggi tutto: Trasparenza nella P.A. e internet: mission impossible
Di Andrea Ciampi, il 10/06/2011
Dopo aver scritto sull’inadeguatezza del referendum abrogativo, mi dilungo un attimo sul merito di questi quattro referendum del 12-13 giugno 2011. Innanzitutto ripeto che è necessario andare a votare. Non solo perché, come ho già scritto precedentemente, la strategia dell’astensione è a mio avviso moralmente, politicamente e democraticamente inaccettabile, ma anche perché sarei pronto a scommettere che il quorum verrà abbondantemente raggiunto, ed è quindi molto importante che chi voglia votare NO a qualcuno dei quattro quesiti vada a votare, senza cadere nell’ingenuità che il quorum non venga raggiunto. Si parla infatti moltissimo di questo referendum, e non vedo veramente come non si possa arrivare al 50% dei voti. Supereremo abbondantemente il quorum.
Personalmente sono per due NO sui quesiti sull’acqua/servizi pubblici locali, un SI per il quesito sul legittimo impedimento e per quanto riguarda il quesito sul nucleare penso che sia un quesito totalmente falsato dalle ultime vicende, per cui il voto su quel quesito non sortirà effetti in nessun caso. Voterò probabilmente NO. Ma andiamo con ordine.
I due quesiti sull’acqua, che per semplicità tratterò congiuntamente, riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali (compreso quello idrico) a privati o a società miste pubblico privato e la remunerazione del capitale investito. In pratica votando SI a entrambi i referendum la gestione dei servizi pubblici locali (acqua compresa) dovrà tornare completamente . . . → Leggi tutto: Referendum 12-13 giugno: due NO per l’acqua, un SI e un altro NO
Di Andrea Ciampi, il 07/06/2011
Alla vigilia dell’ennesimo referendum a cui dobbiamo votare sono sempre più allibito. Allibito dal modo che abbiamo noi italiani di stravolgere la democrazia, creando dei meccanismi complicati e tortuosi che tutto sono salvo che democratici.
L’istituto del referendum, così come è oggi in Italia, non ha quasi nessun senso. Eppure lo dice una persona che considera il referendum come il più alto momento di democrazia e di partecipazione popolare. Ma non così com’è in Italia. Eppure tutto potrebbe essere cambiato con due semplici modifiche che prevedano in primis l’istituzione del referendum consultivo (quello abrogativo dovrebbe rimanere solo come meccanismo accessorio poco usato) e in secondo luogo l’eliminazione del quorum.
Mi spiego meglio. L’unico referendum ammesso in Italia, a livello nazionale, è quello abrogativo. Semplificando, c’è una legge, i cittadini a cui questa legge non piace raccolgono mezzo milione di firme, e (se la Corte Costituzionale lo ammette) si arriva al referendum. Raggiungendo il quorum di almeno la metà di votanti sugli aventi diritto, se vince il SI viene abrogata la legge; se viceversa vince il NO la legge resterà in vigore.
Questo meccanismo è assurdo, per una serie di motivi. Trovo innanzitutto assurdo che esista un quorum, dal momento che tutti hanno diritto di voto, e non c’è motivo alcuno di privilegiare la non scelta di chi è andato al mare sulla scelta di chi ha compiuto . . . → Leggi tutto: L’inadeguatezza del referendum abrogativo
Di Andrea Ciampi, il 17/05/2011
La stazione del treno. Un antico fulcro del vivere sociale. Un luogo in cui socializzare, aspettare comodamente il treno. Il centro della vita di un paese. Oggigiorno invece, se si escludono le stazioni medio-grandi, assistiamo ad una situazione di semiabbandono, anche laddove i treni continuano a fermarsi con regolarità. Mancanza di biglietterie, di sale d’attesa, di bar o esercizi commerciali, in alcuni casi anche di panchine. Marciapiedi dissestati e invasi dalla macchia; strutture fatiscenti, arruginite e con vetri rotti.
Ecco, fa veramente tristezza nel 2011 mostrare un video come quello da me realizzato in una qualunque stazioncina, ridotta in uno stato pietoso. Questo perchè uno stato civile dovrebbe investire su quelli che reputo servizi alla collettività, come il tenere in modo decoroso le stazioni. Servizi che, inevitabilmente, a differenza dell’altà velocità, non possono essere gestiti in attivo, per il semplice motivo che il profitto è molto difficile da realizzare in questi casi. Ma il beneficio per la collettività, per i residenti, pendolari, e anche per il turismo, va oltre le mere motivazioni economiche: è una questione di immagine, di bellezza, di decoro, di senso del vivere civile.
La stazione in questione è Ripafratta, comune di San Giuliano Terme, provincia di Pisa, sulla linea Lucca-Pisa; stazione, è bene tenerlo presente, in cui fermano regolarmente parecchi treni al giorno. Ma ora basta . . . → Leggi tutto: Le stazioni italiane in stato di abbandono
Di Andrea Ciampi, il 10/05/2011
Democrazia. Una concetto di cui chiunque si vuole far paladino. Un dogma scontato, di cui però ognuno dà un significato molto diverso. Come tutti sappiamo bene la democrazia è il potere del popolo. In una società numericamente piccola e semplice, è facile implementarne l’idea, dato che all’amministrazione della cosa pubblica può essere fatta in modo diretto, senza intermediari. In una società numerosa e molto complessa come la nostra invece la democrazia è molto più difficile da realizzare, anche perchè le concezioni di essa sono davvero molto differenti. In italia assistiamo a mio avviso ad un sacco di errori nel modo di interpretare la democrazia, da parte di moltissimi che hanno un’idea distorta della democrazia stessa.
La vera democrazia va accettata. Innanzitutto la democrazia va accettata. Dobbiamo accettare che ognuno di noi debba avere un egual peso nel prendere le decisioni collettive. Dobbiamo accettare insomma che il metodo democratico, se non l’optimum, sia comunque il male minore. Questa concezione si porta necessariamente dietro il riconoscimento di un senso critico delle persone chiamate ad esprimere il loro giudizio. A me invece sembra che in tantissimi dibattiti si considerino le persone non idonee a prendere le decisioni da sole. Chi viene condizionato dal telegiornale, o da un discorso fazioso senza avere gli elementi per giudicare, o dal modo di vestire, di presentarsi o . . . → Leggi tutto: La vera democrazia
Di Andrea Ciampi, il 08/05/2011
Un qualunque giorno feriale di un qualunque mese dell’anno, intorno alle 18. Il tratto fiorentino dell’A1, l’autostrada del sole. Uno scenario dantesco, ma che nemmeno Dante avrebbe immaginato. Il puzzo è simile a quello dell’inferno, il rumore anche. Non ci sono le fiamme, bensì gli scarichi delle migliaia di auto, TIR, bus, furgoni, camper incolonnati. Noi siamo abituati a tutto questo, ci siamo tristemente abituati. Non ci crea problemi dover pianificare di affrontare un’ora di questo inferno per fare qualche manciata di km. L’essere umano si adatta a qualsiasi cosa. Ma oggi non vorrei affrontare il discorso che mi sta più a cuore, cioè quello della qualità della vita, bensì il problema energetico. E’ chiaro che il modo che il mondo moderno ha di produrre e di consumare energia è, e sarà, un argomento chiave dei nostri anni e di quelli a venire. Il mondo ha fame di energia, e sembra sempre più insaziabile. Il dibattito si sta concentrando molto sul modo di produrre energia. Energie non rinnovabili (petrolio, gas, carbone, ecc), energie rinnovabili (idroelettrica, solare, eolica, delle maree, ecc); ancora, il nodo spinoso dell’energia nucleare, sulla quale ora come ora è dannoso parlare fino a quando non si riuscirà a fare un sereno punto sui i pro e i contro, sui costi/benefici e sui rischi e opportunità (al momento . . . → Leggi tutto: Trasporti e risparmio energetico
Di Andrea Ciampi, il 14/09/2010
Si fa un gran parlare di riforme. E’ da quando sono bambino che sento parlare di riforme: il sistema elettorale che non va; la forma di governo che non funziona; le camere che sono due, troppo numerose, e troppo pagate; la magistratura che non è indipendente… Tante chiacchiere, lo sport principale italiano, ma di riforme vere e proprie quasi nulla. Vorrei parlare in particolare della forma di governo e del sistema elettorale, due aspetti fortemente connessi.
Partiamo intanto da quello che diceva Montesquieu: la separazione dei poteri. Cosa significa in concreto la separazione dei poteri? Al contrario di ciò che pensano alcuni ministri (per non fare nomi, la Ministra Gelmini), la vera separazione dei poteri prevede che ognuno dei tre poteri fondamentali di uno stato venga assegnato ad un organo, in modo quasi esclusivo, salvo prevedere delle forme di controllo e di bilanciamento. I poteri sono quello legislativo (e in Italia se ne occupa il Parlamento), quello giudiziario (in Italia se ne occupa la magistratura) e quello esecutivo (e in questo caso è il Governo che se ne occupa).
Ora nel nostro paese abbiamo un bel problema: questa separazione non esiste, e in alcuni casi organi che si occupano di un potere, se ne prendono altri, creando una distorsione enorme nella nostra democrazia. Il governo in particolare, non limitandosi ad . . . → Leggi tutto: La democrazia in Italia: rappresentanza e governabilità
Di Andrea Ciampi, il 03/09/2010
Si fa un gran parlare di E-Government, di rivoluzione digitale nella pubblica amministrazione, dello snellimento delle procedura grazie alle nuove tecnologie. Eppure da non so quanti anni sento parlare della carta che presto sparirà, della fine delle code agli uffici, della fine delle raccomandate cartacee (e costose). Eppure, mentre sentivo questi discorsi, mi trovavo a fare la coda alle poste in attesa di pagare i 9 euro della raccomandata 1 (si, perchè la ricevuta di ritorno è necessaria, e la raccomandata tradizionale ci impiega una settimana per arrivare), oppure a fare la coda al comune per il certificato X, o all’ufficio tal dei tali per il documento Y.
Ci sono due strumenti che sono legati in modo netto a questa novità, per ora in gran parte….sulla carta (non c’è che dire….il gioco di parole mi è proprio riuscito bene stavolta!): la firma digitale e la PEC (Posta Elettronica Certificata)
Vediamo di spiegare, senza discorsi tecnici e noiosi, ma solo con l’uso di un esempio, in cosa consistano questi due strumenti. Mettiamo che debba spedire la classica domanda per un concorso (quindi ad una PA), o un contratto di fornitura di un utenza telefonica (quindi ad un privato), o un contratto bancario (sempre ad un privato). Sono tutti casi in cui generalmente devo prendere il contratto, o la domanda, stamparla e compilarla (o . . . → Leggi tutto: Firma digitale e PEC: una rivoluzione solo cominciata
|
|